Il rotoscopio è una tecnica utilizzata per creare animazione a partire da un video, o da una pellicola. Molto usata nella storia, anche da Disney e Betty Boop!

Rotoscopio: la storia

Appena 30 anni dopo l’invenzione del cinema, Max Fleischer creò una tecnica destinato a cambiare il destino dell’animazione.

Max Fleischer stesso la impiegò per la prima volta nel 1918, nella serie Out of the Inkwell . Successivamente realizzò la famosa Betty Boop, e I viaggi di GulliverWalt Disney e i suoi artisti impiegarono questa tecnica in maniera efficace in Biancaneve e i sette nani.

Negli anni a seguire fu molto utilizzata, come vedremo, e perfezionata.

Oggi con rotoscopio si intende anche il semplice tracciamento di un oggetto in un video, tecnica comunque sostituita dal chroma key.

Rotoscopio: come si fa?

Il rotoscopio nel suo brevetto originale consisteva in due fasi.

Prima si giravano le scene, come un normale film. Dopodiché la pellicola veniva proiettata su una lastra di vetro su cui un disegnatore per ogni fotogramma poggiava un foglio e riportava la scena secondo il suo gusto artistico. Un processo semplice, ma lungo ed estenuante! Pensate solo a quanti fotogrammi possano esserci in un film.

Con l’avvento del digitale ovviamente la tecnica è stata semplificata. Adesso o vengono applicati semplicemente dei filtri che trasformano il video in un finto disegno, con qualche accorgimento (ad esempio abbassare il frame rate in modo da aumentare l’effetto animazione). Oppure, come la tecnica originale del rotoscopio, un artista disegna digitalmente su ogni fotogramma del filmato. Questi disegni poi diventano il risultato finale.

Il video quindi funge da bozza, a cui si può aggiungere o modificare, oppure interpretare secondo un gusto artistico o, come vedremo, a seconda del senso del film.

Rotoscopio: tecnica originale

Rotoscopio: tecnica originale

I migliori esempi

Ci sono molte opere realizzate con questa tecnica, vediamo le più significative.

Risvegliare la vita, sognando: “Waking Life”

Forse il più famoso, sia per la sua realizzazione che per il cast, è Waking Life.

Il film si può definire un’opera sul “sogno lucido”. Il protagonista incontra una varietà di personaggi, o ascolta le loro conversazioni, che affrontano i temi più profondi della vita. Si può ricondurre ai viaggi onirici di Fellini o di Bergman, per fare un esempio. Per una recensione approfondita, vi rimandiamo a questa recensione di Waking Life.

Trattando di un sogno, la tecnica del rotoscopio permette di tracciare scene reali, a cui aggiungere però dei tratti onirici: i bordi sono sfumati, instabili, i movimenti quasi aleatori.

Immagine e identità: “A Scanner Darkly: un oscuro scrutatore”

A Scanner Darkly è un altro esempio da prendere in considerazione. Anche qui il cast non è da sottovalutare: Keanu Reeves, Robert Downey Jr., Woody Harrelson, e Winona Ryder.

Il film tratta di una piaga di tossicodipendenza causata da una nuova droga, la Sostanza M. Questa droga provoca crisi di identità, separazione degli emisferi cerebrali, confusione. Non solo in chi ne fa uso, ma anche nel nostro protagonista, uno “scanner” infiltrato che indaga in anonimato. Obbligato ad agire sempre con ruoli diversi, con personalità diverse, entra in una condizione di dubbio sulla sua esistenza.

La tecnica qui è più realistica di Waking Life, e possiamo vederne un altro utilizzo: non siamo che immagini e proiezioni di noi stessi.

Van Gogh al cinema: “Loving Vincent”

Come vedeva il mondo Vincent Van Gogh? Non c’era miglior modo di renderlo al cinema, che con questa tecnica. Decisamente operata ad arte, e a un livello altissimo di realizzazione.

Più di 100 artisti, per creare questo film pennellata dopo pennellata.

Viaggi spirituali: “Undone”

Una delle ultime opere realizzata con queste tecnica, dai creatori di BoJack Horseman. Come in Bojack qui vengono affrontati, in modo più serioso, temi riguardanti la vita, l’identità, la depressione e la solitudine. Per approfondire, vi consigliamo questa recensione su Wired di Undone.

Un misto di tecnica 3D, rotoscopio, e arte pura!

VM18: “Heavy Metal”

Uno dei primi lungometraggi interamente realizzati con queste tecnica, e divenuto ormai un cult per il suo contenuto: heavy metal, corpi nudi, violenza, post-punk! C’è poco da raccontare, vediamo un estratto!

Conclusione

Come vediamo è importante considerare una tecnica sempre alla stregua del senso artistico dell’opera. In queste elencate diventava un supporto importante per trasmettere il significato profondo del film.

Vi invitiamo a sperimentare, in quanto è un territorio ancora poco esplorato!