Dal 1927, anno in cui il cinema è diventato sonoro, si è cercato di analizzare a fondo il legame presente tra musica e immagini. La musica è una parte fondamentale del godimento cinematografico, e può avere diverse sfaccettature.

Vediamo i suoi diversi utilizzi.

orchestra recording

Musica e immagini: un rapporto complesso

I suoni, e la musica, creano un contrappunto con il contenuto visivo, sostenendolo, rafforzandolo o andando in contrapposizione.

Musica Empatica e di Contrappunto

La prima grande distinzione è tra musica empatica, e musica di contrappunto. Ci sono momenti in cui la musica è emotivamente connessa con le immagini: ad una scena triste, corrisponde una musica triste. Al contrario abbiamo momenti di contrappunto, in cui musica e contenuto visivo cozzano fortemente. Un espediente questo che risalta, paradossalmente, i due flussi emotivi.

Sulla musica empatica è superfluo soffermarsi, vediamo invece perché, e come, viene utilizzata la musica di contrappunto.

Prendiamo ad esempio l’ultima scena di “Il dottor Stranamore”. Una musica triste avrebbe sottolineato il momento di forte tragicità fornendo una percezione oggettiva e quasi ovvia della scena. Con questa soluzione, invece, abbiamo una sensazione di leggerezza, la stessa leggerezza, felicità, e senso di liberazione del protagonista. In contrappunto contrario con la scena, empatica con i contenuti narrativi e artistici.

Un altro esempio, di certo più conosciuto, è in Tarantino. Non in un film preciso, ma in tutto Tarantino! Abbiamo costantemente nelle sue opere musiche che non collidono con le immagini. Anche qui, tuttavia, funge da espediente narrativo oltre che stilistico. I suoi personaggi sono caricature, sono soggetti fuori dal comune, che percepiscono la vita, la morte, la violenza, in modi del tutto differenti: in modo comico a tratti, inutilmente estremo e parossistico, come caricature appunto. Simone Mordenti nel suo saggio “Altre retoriche. Da Baltasar Gracian a Quentin Tarantino”, scrive: “L’universo di Tarantino e popolato da personaggi che possono vivere (o morire) solo nelle storie dell’autore stesso. Essi non vogliono far parte del mondo reale anche se sanno che gli spettatori ne fanno parte”. Non possono essere descritti in modo migliore.
Allora, per sottolineare questo aspetto grottesco, c’è un’unica soluzione. Vediamola in questo video!

Il contrappunto è un espediente dunque emotivo, perché nel contrasto risalta le parti, e più di tutto artistico.

Come ogni contraddizione costringe lo spettatore a pensare, riflettere. Sergio Miceli, in “Musica e cinema nella cultura del Novecento” scrive a riguardo: una relazione audiovisiva «fondata su discrepanze stilistiche, decontestualizzazioni o veri e propri cortocircuiti semantici tra le diverse componenti. Allo spettatore è richiesto di conseguenza un maggiore impegno interpretativo, una partecipazione attiva con l’implicita capacita di compiere operazioni di transcodifica grazie alle quali accedere a una molteplicità di significati reconditi».

Musica Anempatica

Una menzione a parte va alla musica anempatica che, a differenza delle prime due, è come se non tenessi in alcun conto la scena, ma scorresse in modo aleatorio e arbitrario. L’effetto è sicuramente di smarrimento, straniante, come in questo esempio di immensa solitudine.

Musica diegetica ed extradiegetica

Ci chiediamo spesso “da dove viene questa musica?”, quando i vicini di casa esagerano con i volumi della loro musica dance degli anni 80, ma dovremmo porci questa domanda anche quando guardiamo un film.

In un film la musica può essere parte del flusso narrativo, essere presente nelle scene, in altre parole può essere udita anche dai personaggi. In questo caso si parla di musica diegetica.
Al contrario, può essere applicata sulle immagini, dall’esterno, che è il caso più comune. In questo caso, si parla di musica extradiegetica, cioè esterna, ma non estranea, al flusso narrativo, e alle scene.

Torniamo all’esempio di Taratino. Vedete cosa succede all’inizio? Il personaggio accende uno stereo, e inizia a ballare. La colonna sonora, in quel caso, fa parte della realtà della scena, appartiene ai personaggi. Questa è musica diegetica.

Un esempio, preso ancora in prestito da Tarantino, è di Jackie Brown. La musica, è in realtà lo stereo dell’auto, e questo che effetto ci provoca? Sicuramente siamo più coinvolti, e adduce una sensazione di forte realismo, e poca emotività. “Vedere” la sorgente della musica, il gesto di azionarla, ce ne rende consapevoli. In questo modo acquisiamo una sorta di criticità, di pensiero cosciente a riguardo, che non ci permette di esserne coinvolti.

Al contrario, una musica extradiegetica ci consente di percepirla come valore aggiunto all’immagine, senza esserne coscienti. Non appartiene ai personaggi o alla scena, ma ne descrive il vissuto interiore e profondo.

La Pixar, in questo campo, è imbattibile. La musica è perfetta, delicata, emotiva. Vediamolo insieme.

Musica e Immagini: Conclusioni

Ancora una volta è chiaro come la scelta della musica, e anche la sua posizione rispetto alla scena, risulti fondamentale ai fini della narrazione.

La domanda da porsi è sempre prima di tutto l’obiettivo e il senso di ciò che vogliamo raccontare, e solo successivamente occorre chiedersi il come.

Quindi, buona visione, e buon ascolto!

Potrebbe interessarti anche: Sound Design: come pensarlo e come realizzarlo

Se ti è piaciuto l’articolo seguici anche su Instagram per ulteriori curiosità sull’argomento.

Per altri approfondimenti sul cinema continua a seguirci su www.virgo29.it/blog