Una serie di brevi lezioni per comprendere le regole e le componenti del linguaggio cinematografico. Iniziamo dalla scenografia.

La scenografia

Alla base vi è una differenza tra filmico e profilmico:

  • profilmico: tutti quegli elementi che si trovano concretamente davanti alla macchina da presa (ambienti, scenografie, attori);
  • filmico: l’operazione che riguarda la messa in inquadratura di quel mondo, lo sguardo e il punto di vista che ne determinano la rappresentazione (le inquadrature, la regia). Iniziamo dal profilmico.

Shining (1980) Stanley Kubrick

La messa in scena

Il profilmico è tutto ciò che è presente nello spazio della scena e viene comunemente chiamato messa in scena. Il termine deriva dal francese “mise-en-scène”, di origine teatrale, che riguarda il lavoro di allestimento della scena e di direzione degli attori. La messinscena è la componente teatrale del cinema e comprende l’aspetto visivo del film, come la scenografia, le luci, i costumi, il trucco o la recitazione. Il responsabile è il regista, che è a capo della troupe, un personale specifico che si occupa concretamente dei singoli reparti. I quattro ambiti principali della messinscena sono: l’ambientazione, l’illuminazione, il colore e la recitazione. Ci soffermiamo sull’ambientazione.

L’ambientazione

Si possono individuare due tendenze per quanto riguarda l’ambientazione: la prima è caratterizzata da un’inclinazione naturalistica; la seconda propende per la costruzione fantastica. Quando la messa in scena è strutturata secondo canoni naturalistici, si allestisce uno spazio credibile, vicino alla vita reale, orientato alla verosimiglianza. Il secondo tipo di messa in scena mostra all’opposto il carattere di finzione, giocando con il trucco, l’esaltazione dell’artificio. Ci sono due tipi di ambientazioni:

  • Ambientazione ricostruita: si ricostruiscono interi ambienti e addirittura complessi architettonici del passato o del futuro, si usa soprattutto in alcuni generi come quello storico o fantascientifico;
  • Ambientazione neorealista: c’è un netto rifiuto delle ambientazioni ricostruite, proponendo un cinema en plein air, realizzato nei luoghi della realtà.

Roma città aperta (1945) Roberto Rossellini

La scenografia

Per scenografia si intende lo spazio in cui si svolge l’azione, dunque l’insieme degli elementi visibili sulla scena, ad esclusione dei personaggi, quindi paesaggi, costruzioni, case, locali, arredi, oggetti, strade ecc. Non vi rientrano costumi, trucco ed accessori, dato che essi appartengono ai personaggi. La scenografia, quindi, riguarda i luoghi fisici in cui si svolgono le scene del film.

L’allestimento della scenografia occupa un posto di rilievo nella messa in scena. Basti pensare al western, un genere che viene identificato soprattutto attraverso gli elementi scenici. Mentre in teatro non vi è alcuna ambizione di rappresentazione realistica dello spazio, nel cinema il lavoro dello scenografo è tanto più efficace quanto meno è evidente. In un film ciò che è finto deve sembrare vero.

Le scelte scenografiche hanno un’enorme importanza anche per quanto riguarda la fotografia. Il tono e il colore dominante di un film sono in larga misura determinati dai toni e dai colori dei set e delle location.

La favorita

La favorita (2018) Yorgos Lanthimos

Interni o esterni

L’ambientazione è già data in fase di sceneggiatura, all’interno della quale per ogni scena, accanto alla denominazione del luogo, è riportata l’indicazione “interni” o “esterni” (ad esempio: “Est. Notte”, “Int. Giorno”). Gli interni si riferiscono alle scene ambientate al chiuso, mentre gli esterni sono quelle ambientate all’aria aperta. Queste indicazioni servono a determinare cosa si debba far credere al pubblico, non a stabilire il vero luogo di svolgimento dell’azione. Gli scenografi hanno a disposizione due modalità fondamentali di lavoro:

  • Le location: ambienti che esistono indipendentemente dal film, luoghi veri come paesaggi, città, case;
  • I set: ambienti interni, ma anche esterni, ricostruiti in studio in maniera fittizia.

Girare in studio in ambienti ricostruiti comporta molti vantaggi in termini di controllo del set e di facilità di ripresa. Predisporre un ambiente significa compiere scelte di stile (arredamento, colori e oggetti) ma anche semplificare le operazioni di ripresa, poiché si organizza l’ambiente in funzione della cinepresa. In studio gli spostamenti della macchina da presa sono agevolati e si riducono gli imprevisti. Girare in esterno comporta più problemi logistici e organizzativi. Ora con l’avvento delle nuove tecnologie si possono ottenere effetti e vedute spettacolari.

Tipi di scenografia

Le scenografie possono essere distinte anche in relazione al periodo storico:

  • scenografie d’epoca: rappresentano un momento storico anteriore a quello della contemporaneità;
  • contemporanee: mostrano l’ambiente sociale nel presente;
  • di fantasia: ritraggono un mondo che non esiste ma che deve risultare visivamente coerente;
  • soggettiviste: restituiscono la visione soggettiva del personaggio senza alcun obbligo di verosimiglianza.

La forma dell’acqua (2017) Guillermo Del Toro

Le componenti della scenografia

La scenografia comprende diversi elementi:

  • paesaggi: le visuali che mettono in scena una porzione sufficientemente ampia di spazio;
  • architettura: tutto ciò che è costruito, in set o in location o per via digitale, che comprenda un edificio o una sua parte;
  • arredamento: tutto ciò che serve a rendere verosimile un luogo abitato:
  • mezzo di scena: tutto ciò che è adibito al trasporto (ad esempio le auto) e il materiale scenico (gli oggetti di scena).

Lo scenografo

Lo scenografo esplora i luoghi in cui si girano le scene e fa delle proposte in merito, fornendo una documentazione dettagliata, con foto e video degli ambienti. Il suo ruolo è quello di allestire le scene in studio e intervenire sui luoghi reali. Si avvale di alcuni collaboratori, quali ad esempio arredatori, attrezzisti e disegnatori, e collabora strettamente con il direttore della fotografia per quanto riguarda l’illuminazione della scena.

Insieme al regista, lo scenografo sceglie il taglio della scenografia e realizza con i collaboratori alcuni bozzetti preparatori che daranno un’idea della scena e del possibile risultato finale. Possono essere realizzati anche dei progetti architettonici dettagliati come plastici o modellini. Al giorno d’oggi, dovendo coordinare un team e gestire un budget, il lavoro dello scenografo è tanto artistico quanto manageriale e impone competenze e abilità sempre più specifiche.

Tra i migliori scenografi cinematografici del mondo, se non il migliore, c’è l’italiano Dante Ferretti (Gangs of New York, Vi presento Joe Black, Cenerentola), tre volte premio Oscar per The Aviator e Hugo Cabret di Martin Scorsese e Sweeney Todd di Tim Burton

Bozzetto dello scenografo Dante Ferretti

La scenografia digitale

Negli ultimi tempi la scenografia è strettamente legata alla computer grafica. Oggi sempre più film utilizzano il digitale. Ma seppur digitalmente lo scenografo detiene l’ideazione, la progettazione e la realizzazione finale della scena. Negli Stati Uniti il responsabile dell’aspetto visivo del film infatti è chiamato Product Designer.

Blade Runner (1982) Ridley Scott

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