Dopo aver parlato della scenografia, della luce e del colore scopriamo l’ultimo ambito della messinscena: il personaggio. La costruzione di un personaggio è composta dal costume, dal trucco e dalla recitazione. Ci soffermiamo sulla recitazione.

Sophia Loren e Marcello Mastroianni – Ieri, oggi, domani (1963) Vittorio De Sica

La recitazione

La recitazione è l’insieme delle azioni che l’attore compie nel fingere di essere un personaggio. Essa è più efficace quanto più è accurata la scrittura del film. La recitazione può variare secondo gli intenti del regista e la formazione degli attori e conta sulla totale mobilitazione del corpo dell’attore. Nel cinema l’interpretazione dell’attore è mediata dalla macchina da presa, che può andare sul particolare, esaltare una caratteristica del corpo o del volto dell’attore, per fini artistici voluti dal regista. Ciò porta l’attore a concentrarsi sulla microespressività e sulle sfumature vocali tese a rendere verosimile l’interpretazione.

L’avvento del sonoro

La necessità di avere una recitazione il più naturale possibile è avvenuta a partire dall’avvento del sonoro. Nel cinema muto, per sopperire alla mancanza del suono e della voce, gli attori costruivano una recitazione molto enfatizzata. Invece con il sonoro, il lavoro dell’attore cambia e la recitazione deve obbedire all’obbligo di verosimiglianza. Ma ciò che appare verosimile in una certa epoca non lo è necessariamente per un’altra. I modi di recitazione degli anni ’50, ad esempio, appaiono oggi piuttosto teatrali ed enfatici ma all’epoca sembravano estremamente realistici.

Gli elementi della recitazione

La recitazione può essere suddivisa in vari elementi:

  • il movimento: la capacità di utilizzare il proprio corpo. Ad esempio, nella costruzione di un personaggio si può sottolineare la camminata e la sua andatura;
  • la gesticolazione: l’insieme dei movimenti degli arti superiori, che serve ad interagire con gli altri attori, ad enfatizzare le parole e dare loro significati simbolici. Nelle situazioni comiche la gesticolazione è fondamentale;
  • la mimica: l’insieme dei movimenti del volto. Si possono rendere le caratteristiche di un personaggio attraverso la capacità mimica con smorfie, scatti e sorrisi;
  • la voce: si usa per esprimere le emozioni di un personaggio, attraverso la dizione, l’intonazione, il tono e l’enfasi che un attore mette nelle parole. Si può costruire un personaggio con le interiezioni, i borbottii, i silenzi e con l’utilizzo di diversi accenti regionali;
  • la fisionomia: la fisicità di un attore può essere più o meno adatta per un certo ruolo, ma si deve lavorare sulle caratteristiche del suo volto e del suo corpo, per assumere un aspetto coerente con il personaggio e renderlo credibile.

Gli stili di recitazione

Nella recitazione si possono distinguere due differenti linee stilistiche:

  • Lo stile naturalistico: tende alla massima identificazione tra attore e personaggio che, attraverso un’attenta costruzione emotiva, tenta di riprodurne i gesti, l’agire e il sentire. La partecipazione dell’attore alla psicologia del personaggio è così totale da raggiungere una recitazione di estremo naturalismo;
  • Lo stile stilizzato: si muove nella direzione opposta. Il personaggio non viene definito in termini di persona, ma di tipo, di maschera. L’attore agisce senza identificarsi col personaggio, ma enfatizzando lo scollamento tra sé e la parte che recita, sottolineando la natura di rappresentazione del film.

Alberto Sordi e Monica Vitti – Amore mio aiutami (1969) Alberto Sordi

I modelli di recitazione

I modelli di recitazione sono:

  • il modello Stanislavskij: punta alla totale immedesimazione dell’attore nel personaggio e fa capo alla scuola americana dellActors Studio. È finalizzata alla costruzione di personaggi verosimili attraverso una recitazione puntata su una perfetta e invisibile costruzione della naturalezza;
  • il modello non recitativo: si utilizzano gli attori senza focalizzarsi sulla recitazione ma considerandoli una sorta di elemento mobile della messinscena. Il regista rende le situazioni attraverso l’accorta ricerca del punto di ripresa e lo spostamento del corpo degli attori nello spazio;
  • il modello basato sull’improvvisazione: il regista mette in condizione all’attore di domandarsi quale reazione avrebbe il suo personaggio in quella situazione e di recitare di conseguenza;
  • il modello brechtiano: gli attori mostrano il proprio personaggio, senza immedesimarsi. Questo modello è legato da un lato alla teatralità del cinema espressionista che costruisce maschere prive di un’identità, senza nomi propri ma identificati con i loro ruoli (“la Madre”, “l’Uomo”). Dall’altro lato allo straniamento brechtiano, che mira a mettere il personaggio tra virgolette, a sottolinearne la natura finzionale; 
  • la recitazione tipizzata: l’attore non interpreta un personaggio dotato di una propria individuale psicologia, ma un tipo sociale. Come nel caso della commedia dell’arte e della commedia all’italiana con personaggi fortemente connotati per la loro appartenenza di ceto e la provenienza regionale. A questo tipo di recitazione fa parte l’attore-marionetta (Charlot, Totò) dotata di una forte fisiognomica e gestualità.

Charlie Chaplin – Il monello (1921) Charlie Chaplin

L’attore

Un attore è chi rappresenta o interpreta una parte o un ruolo. Deriva dal latino actor, ossia colui che agisce. Un attore normalmente recita un personaggio di finzione, ma nel caso di una storia vera o di un personaggio storico, un attore può recitare un personaggio reale. Gli aspetti interiori del percorso dell’attore si svolgono a diversi livelli: nello studio del personaggio, nell’osservazione che l’attore fa di sé stesso come individuo e negli aspetti psicologici ed emotivi durante l’esecuzione. L’elemento più importante del mestiere d’attore è quello che viene definito la presenza scenica cioè lo sviluppo di abilità fisiche e fisiologiche essenziali per recitare.

Il lavoro dell’attore cinematografico richiede una forte immedesimazione e grande concentrazione. L’attore cinematografico recita la sua parte all’interno di un set pieno di gente, un ambiente in fibrillazione e non sempre silenzioso. Inoltre nel cinema, la sequenza di realizzazione delle singole scene non rispecchia la reale successione temporale della vicenda narrata. La lavorazione di un film può partire da qualsiasi scena e l’attore cinematografico deve essere sempre pronto ad immedesimarsi pienamente nella parte in qualsiasi momento e in qualsiasi punto della trama.

Dustin Hoffman e Meryl Streep – Kramer contro Kramer (1979) Robert Benton

I migliori attori

Nel Novecento il fenomeno del divismo si trasferì dal teatro al cinema e gli attori diventano modelli di costume, di linguaggio e di comportamento. Tra i principali attori del secolo, si ricordano: Greta Garbo, Rodolfo Valentino, Marlene Dietrich, Ingrid Bergman, Marlon Brando, James Dean, Montgomery Clift, Cary Grant, Marilyn Monroe e Charlie Chaplin. Fondamentale la nuova generazione di attori della New Hollywood degli anni 70: Dustin Hoffman, Jack Nicholson, Al Pacino, Robert De Niro e Meryl Streep. In Italia gli attori che hanno fatto la storia del cinema sono: Anna Magnani, Totò, Sophia Loren, Marcello Mastroianni, Monica Vitti, Vittorio Gassman, Alberto Sordi, Nino Manfredi, Ugo Tognazzi e Gian Maria Volontè.

Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi – In nome del popolo italiano (1971) Dino Risi

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