Dopo aver parlato del profilmico, cioè di tutti quegli elementi che si trovano concretamente davanti alla macchina da presa (la scenografia, l’illuminazione, il colore, il costume, il trucco e la recitazione), approfondiamo il campo del filmico, cioè la messa in inquadratura del mondo del film. All’interno del mondo dell’inquadratura capiamo cosa è la prospettiva

La prospettiva

La prospettiva in un’inquadratura consente al pubblico di costruire nella propria mente un virtuale spazio tridimensionale a partire da immagini che invece sono bidimensionali. Per tridimensionale si intende la percezione che l’immagine non sia piatta, ma si estende anche in profondità. In campo cinematografico si usa distinguere tra diversi gradi di profondità:

  • primo piano: la posizione occupata dai corpi collocati più vicini al punto di ripresa;
  • piano intermedio o secondo piano: la collocazione di un corpo tra primo piano e sfondo;
  • sfondo: l’insieme degli elementi indistinti che occupano la posizione più lontana dal punto di ripresa oppure che sono periferici rispetto ai punti di interesse.

La percezione di tridimensionalità è un’illusione prospettica cui contribuiscono diversi fattori:

  • la profondità del campo (o messinscena);
  • la profondità di campo;
  • la distanza apparente tra i piani (gli obiettivi);
  • la luce e il colore

La profondità del campo (messinscena)

La profondità del campo è una dimensione della messa in scena e riguarda l’organizzazione all’interno dello spazio dell’inquadratura (luci, scenografie, costumi). Tali predisposizioni dello spazio profilmico possono sottolineare due aspetti opposti:

  • la profondità: la costruzione fondata sulla successione e lo scarto di differenti piani e sull’impressione di tridimensionalità degli oggetti;
  • la piattezza: la collocazione degli elementi su unico piano, in un unico livello spaziale.

La costruzione mentale dello spazio tridimensionale da parte dello spettatore è dovuta a particolari caratteristiche dello sfondo, delle costruzioni o degli oggetti presenti in campo. Il deep space è la presenza lungo una linea prospettica di una serie di elementi identici, a uguale distanza tra loro, che permette allo spettatore di percepire meglio l’immagine in profondità. Disponendo personaggi o oggetti sui diversi piani si comunica una idea più forte di profondità.

Orizzonti di gloria (1957) Stanley Kubrick es. deep space

La profondità di campo

La profondità di campo è invece una proprietà fotografica dell’immagine, funzione della lunghezza focale dell’obiettivo, da cui dipende la messa a fuoco del campo dell’inquadratura nei vari piani. L’attenzione dello spettatore può essere guidata da un passaggio di fuoco interno all’inquadratura, chiamato focalizzazione. La focalizzazione può mettere a fuoco il protagonista in mezzo ad altre persone, seguendo le sue reazioni, mentre gli altri personaggi sono sfuocati e leggermente sovraesposti. La focalizzazione può anche riprodurre la visione soggettiva del personaggio. Il deep focus è una una tecnica in cui tutti i piani di profondità sono a fuoco, e le azioni hanno contemporaneamente luogo sul primo piano, sui piani intermedi e sullo sfondo

La distanza apparente tra i piani

L’impressione di profondità di una immagine cinematografica e la distanza apparente tra gli elementi dell’inquadratura possono essere manipolate. Tutto questo è possibile attraverso gli obiettivi, che sono delle lenti che incanalano la luce per farla convergere sul dispositivo. La lunghezza focale di un obiettivo è la distanza tra il centro ottico dell’obiettivo e il piano della messa a fuoco di un punto posto all’infinito. Nelle opere cinematografiche si usano obiettivi con lunghezza focale diversa da quella umana, poiché la gran parte delle immagini cinematografiche non mostrano distanze naturali e realistiche. Esistono tre tipi di obiettivi con diverse lunghezze focali:

  • il grandangolo; 
  • gli obiettivi normali;
  • i teleobiettivi

L’obiettivo grandangolare

L’obiettivo grandangolare, detto anche obiettivo a focale corta (lunghezza focale inferiore ai 35 mm e un ampio angolo di campo sopra i 60°)

Questo obiettivo permette di mettere a fuoco tutto l’ambiente e mantenere contemporaneamente a fuoco le persone anche se sono disposte su diversi piani di profondità. In questo modo accentua la profondità e fa apparire le distanze maggiori di quanto non siano in realtà. Ciò rende anche più rapidi i movimenti dei personaggi e degli oggetti verso la macchina da presa. Il grandangolo a volte può presentare una distorsione delle linee rette vicine ai margini del quadro, che risultano incurvate verso l’esterno, rendendo piccoli ambienti chiusi. Si può produrre una distorsione prospettica per aumentare l’effetto comico di una situazione. 

La favorita (2018) Yorgos Lanthimos

L’obiettivo normale

L’obiettivo normale, detto anche obiettivo a focale media (lunghezza focale intermedia fra i 35 e i 50 mm ed offrono un angolo di campo tra i 45° e i 60°)

È chiamato anche obiettivo naturale perché riproduce una visione simile allo sguardo umano. Tende a evitare distorsioni rilevanti della prospettiva, mantenendo l’ortogonalità delle linee orizzontali e verticali e l’equilibrio nel rapporto fra le distanze, senza effetti di schiacciamento o distanziamento. Questo obiettivo è usato per tutte le inquadrature informative, visive e realistiche. Consente di focalizzarsi sui personaggi mettendo solo un po’ in rilievo l’ambientazione, garantendo una patina di semplicità e quotidianità alle storie.

Psyco (1960) Alfred Hitchcock es. obiettivo normale

Il teleobiettivo

Il teleobiettivo, detto anche obiettivo a focale lunga (lunghezza focale variabile da 75 a più di 250 mm e un ristretto angolo di campo sotto i 45°)

Con questo obiettivo si riesce ad inquadrare una porzione piccola, ma lontana, di spazio. Tiene a fuoco solo uno dei livelli di profondità del campo, schiacciando l’uno sull’altro i diversi piani dell’immagine, attenuando la percezione dei volumi e comprimendo le distanze. Si ottiene il risultato ottico di rallentare la velocità apparente delle figure che si muovono verso la macchina da presa. Il teleobiettivo permette al pubblico di seguire un personaggio anche nella confusione, grazie alla scarsa profondità di campo, integrando in maniera confusa e sfocata gli altri elementi dell’inquadratura. Si crea così una ripresa quasi documentaristica, reale.

Prima della rivoluzione (1964) Bernardo Bertolucci es. teleobiettivo

La luce e il colore

La percezione della prospettiva può essere influenzata anche da luce e colore in tre diversi modi:

  • prospettiva aerea: l’aria agisce come un filtro e dunque gli elementi più distanti appaiono come avvolti in una sorta di foschia che attenua i contrasti e i toni;
  • tonale: i toni chiari tendono ad emergere e quelli scuri ad arretrare;
  • cromatica: i colori caldi tendono ad apparire più avanzati di quelli freddi.

Ad esempio la nebbia appiattisce tutti i piani di profondità, invece i colori sgargianti dei vestiti indossati dai personaggi fanno sì che essi si stacchino nettamente dallo sfondo che appare omogeneo, più spento e meno nitido.

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