Fino ad ora abbiamo parlato del profilmico, cioè di tutti quegli elementi che si trovano concretamente davanti alla macchina da presa (la scenografia, l’illuminazione, il colore, il costume, il trucco e la recitazione). Ora parliamo del filmico, cioè la messa in inquadratura del mondo del film, lo sguardo e il punto di vista che ne determinano la rappresentazione.

L’inquadratura

L’inquadratura è l’unità primaria del linguaggio cinematografico, è la risultante di un’operazione di selezione compiuta dalla macchina da presa su ciò che ha di fronte. Alcuni termini tecnici:

  • l’inquadratura: la porzione di spazio delimitato e riprodotto dalla macchina da presa. Nella fase di realizzazione di un film indica anche tutti i fotogrammi o frame tra l’avvio della ripresa e lo stop;
  • fotogramma/frame: ogni singola unità fotografica che costituisce l’inquadratura. Si dice fotogramma per la pellicola e frame per il video;
  • quadro: il singolo fotogramma/frame considerato dal punto di vista compositivo;
  • immagine: un termine più generico che rimanda al contenuto puramente visivo dell’inquadratura considerata dal punto di vista della sua resa figurativa

Il punto di ripresa

Sul piano realizzativo, il punto di ripresa è scelto dal regista ed eseguito dall’operatore/cameraman con l’aiuto della troupe. Il punto di ripresa è composto da:

  • la grandezza scalare: la dimensione che il soggetto umano occupa all’interno dell’inquadratura;
  • l’angolazione di ripresa: il punto di vista dal quale il soggetto umano è inquadrato;
  • l’inclinazione: l’angolo, solitamente parallelo, tra la linea dell’orizzonte e l’asse orizzontale della camera;
  • l’altezza: la distanza tra il suolo e il punto di ripresa;
  • i movimenti di camera: gli spostamenti operati dal punto di ripresa

Il cinema è un’opera collettiva e i membri di una troupe devono poter comunicare tra loro per realizzare determinate inquadrature. Per questo si utilizzano questi termini per classificare le inquadrature secondo determinati criteri. Analizzeremo ognuno di essi in seguito.

Inquadratura fotografica e cinematografica

Mentre l’inquadratura fotografica indica un solo fotogramma fisso in cui un momento della realtà viene fissato, ed è conclusa in sé, indipendente, finita; l’inquadratura cinematografica è

  • mobile, anche nelle inquadrature più statiche qualcosa si muove: un elemento ambientale, gli occhi dell’attore, una figura di sfondo;
  • costituita da molti fotogrammi/frame;
  • acquisisce senso associandosi altre inquadrature ad essa contigue nel montaggio.

La decima vittima (1962) Elio Petri

Inquadrature mobili e statiche

Le inquadrature cinematografiche si possono suddividere in mobili e statiche:

  • inquadrature statiche: i soggetti ripresi e la camera che li riprende non variano la loro posizione nello spazio;
  • inquadrature mobili: la camera e i soggetti si spostano nello spazio

Messa in scena e messa in quadro

Ogni volta che si riprende, si compiono implicitamente due operazioni: si selezionano alcuni elementi visivi da includere nell’inquadratura e si esclude tutto ciò che avrebbe potuto essere ripreso.

  • la messa in quadro è un’operazione di selezione spaziale degli elementi da inserire, è il processo di delimitazione dentro i limiti dell’inquadratura;
  • la messa in scena è l’insieme di tutti gli elementi che costituiscono la scena (la scenografia, i personaggi, l’illuminazione), sia quelli ripresi sia quelli esclusi

L’opera cinematografica, attraverso l’utilizzo di più inquadrature, porta ad illudere lo spettatore di conoscere l’intera scena, anche se gliene viene mostrata solo una parte.

Campo e fuori campo

La visione cinematografica è sempre visione parziale, visibile e non visibile, con una differenza tra campo e fuori campo:

  • il campo è lo spazio visibile nell’inquadratura;
  • il fuori campo è quella porzione di spazio che l’inquadratura taglia fuori

La relazione fra campo e fuori campo avviene attraverso determinati indici visivi e sonori:

  • l’entrata e l’uscita dal campo: un elemento che entra o esce dal campo presuppone uno spazio di provenienza e uno di destinazione;
  • lo sguardo verso il fuori campo: lo sguardo di un personaggio diretto oltre i limiti del quadro evoca nello spettatore la presenza di un oggetto nel fuori campo;
  • la parte in campo: l’inquadratura della parte di un corpo o di un oggetto rimanda alla sua continuazione nel fuori campo;
  • il suono off: il suono proveniente dal fuori campo (una voce, un rumore, una musica) proviene da una fonte interna all’universo del racconto, ma esclusa dai limiti dell’inquadratura.

Tipi di fuori campo

Esistono tre tipi di fuori campo:

  • Spazio off: è il fuori campo che costituisce l’immaginario prolungamento dello spazio del racconto non visibile nell’inquadratura in opposizione allo spazio in, interno al campo visibile nell’inquadratura;
  • il fuori campo: costituisce lo spazio dietro la macchina da presa, il luogo dell’apparato tecnico di produzione del film, interdetto alla visione dello spettatore;
  • spazio over: il luogo esterno al mondo del racconto, non visibile, dal quale si sentono alcune voci o musiche che non sono udibili dai personaggi ma solo dallo spettatore.

Paris, Texas (1984) Wim Wenders

Inquadratura limite e finestra

Nell’inquadratura coesistono due funzioni:

  • l’inquadratura limite: bordo e cornice dell’immagine, che organizza una veduta entro i margini in cui costringe lo sguardo dello spettatore;
  • l’inquadratura finestra: tende a far dimenticare la sua natura di ritaglio spaziale, offrendosi allo spettatore come un mondo illimitato

Il cinema classico tende a valorizzare maggiormente la funzione inquadratura-finestra portando lo spettatore a ignorare la presenza dei bordi e a concentrare la propria attenzione sul contenuto dell’immagine. Il principio è quello della centratura, cioè il centro visivo dell’inquadratura è occupato dal personaggio e dall’azione principali. Nel cinema moderno invece viene valorizzato il ruolo dell’inquadratura-limite attraverso il decadrage, un procedimento che crea un vuoto al centro dell’immagine, essendo il personaggio e l’azione relegati nella periferia dell’inquadratura.

Il deserto rosso (1964) Michelangelo Antonioni

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