Fino ad ora abbiamo parlato della scenografia, dell’illuminazione, del colore, della fotografia, del costume e trucco e della recitazione. Ora siamo nel campo del filmico, cioè la messa in inquadratura del mondo del film. Dopo aver approfondito l’inquadratura e la prospettiva scopriamo il punto di ripresa.

Il punto di ripresa

Il punto di ripresa è la posizione in cui la macchina da presa è posta rispetto all’oggetto filmato. La posizione della macchina da presa influisce sulla qualità dello spazio mostrato, determinando la prospettiva scelta per rappresentare quello spazio. La distanza dagli oggetti inquadrati amplia o restringe il campo, dando luogo a inquadrature di differenti dimensioni. Il punto di ripresa è composto da:

  • Angolazione
  • Inclinazione
  • Altezza

Per l’angolazione, l’inclinazione e l’altezza si possono individuare una tipologia di situazioni.

L’angolazione di ripresa

L’angolazione è l’incidenza dell’asse della camera rispetto allo spazio che riprende. Le angolazioni possibili sono infinite e la scelta di un’angolazione di ripresa produce diversi effetti sugli spettatori. Il soggetto ripreso è come se fosse al centro di un reticolo sferico che si estende tutto intorno a lui e sul quale sono posizionati tutti i possibili punti di ripresa. Sul reticolo intorno al soggetto ogni punto di ripresa è definito da angolazioni verticali e orizzontali.

Le Iene (1992) Quentin Tarantino

Le angolazioni verticali

Le angolazioni verticali sono le riprese che si realizzano ruotando la camera intorno al suo asse orizzontale, sono:

  • angolazione a piombo: la macchina da presa guarda il soggetto completamente dall’alto. Un’angolazione inusuale che può sottolineare il dramma di un momento o anche esaltare un paesaggio;
  • angolazione dall’alto (plongée): la macchina da presa sovrasta l’oggetto con una visione dall’alto. Sono spesso abbinate a momenti di tensione o forte emozione. Serve anche a descrivere la diversa dislocazione spaziale dei personaggi, ad esempio in una sequenza in cui seguiamo i comportamenti di più gruppi di persone;
  • angolazione orizzontale: la macchina da presa è posta alla stessa altezza dell’oggetto ripreso. Corrisponde alla maniera usuale con cui si è soliti vedere nella vita reale, all’altezza degli occhi. Viene usata per rappresentare il punto di vista di una persona;
  • angolazione dal basso (contre-plongée): la macchina da presa è posta al di sotto dell’oggetto ripreso con un’immagine dal basso. L’angolazione fortemente dal basso suggerisce l’impressione di uno scontro, di violenza;
  • angolazione supina: un’angolazione dal basso estremamente spinta, che corrisponde alla visione che si ha stando sdraiati e guardando verso l’alto. In questo modo viene trasmessa la violenza di un momento o l’emergenza e il panico di un personaggio

Le angolazioni orizzontali

Le angolazioni orizzontali sono le riprese che si realizzano attraverso la rotazione della camera intorno al suo asse verticale, sono:

  • angolazione frontale: camera e soggetto sono l’uno di fronte all’altro. Corrisponde alla posizione di quando si parla ad una persona nella vita di tutti i giorni. Si usa per vedere minuziosamente le espressioni del volto ed è usata in scene di dialoghi. Una resa quasi documentaristica del punto di vista dei personaggi;
  • angolazione di tre quarti: si mostra una parte del viso del soggetto che non suscita grande interesse (capelli, orecchio). Inoltre la linea dello sguardo del personaggio non incontra il pubblico. Le conversazioni sono spesso riprese di tre quarti.
  • angolazione di profilo: il profilo rimanda sempre a qualcosa che c’è oltre, nel fuori campo. Relega la parte espressiva del volto (bocca, occhi) ai margini. Viene usata quando la camera sta vicino al protagonista, pur non condividendone le scelte;
  • angolazione di tre quarti di spalle: il volto è quasi del tutto nascosto. Di solito la si utilizza quando l’attenzione è concentrata su ciò che il personaggio sta vedendo davanti a sé. Sottolinea il tenore generale di un dialogo trasmettendo l’idea di una forte autenticità. 
  • angolazione di spalle: il soggetto viene visto da dietro e il suo volto è celato. L’attesa viene prolungata mostrandolo di spalle. Spesso la si usa per drammatizzare l’entrata in scena del personaggio.

L’inclinazione

L’inclinazione è il rapporto tra l’asse della macchina da presa e l’orizzonte dello spazio che riprende. L’inclinazione può essere:

  • in piano (90°): un’inquadratura il cui l’asse orizzontale coincide con l’orizzonte della scena;
  • obliqua/inclinata (da 90° a 180°): chiamata anche Dutch Angle. La linea dell’orizzonte è obliqua rispetto all’orizzonte scenico, con l’effetto di inclinazione della scena rappresentata.
  • verticale (180°): la linea dell’orizzonte è perpendicolare rispetto a quella reale;
  • capovolta (270°): la linea dell’orizzonte è perpendicolare rispetto all’asse di ripresa, ma i due semicampi che la linea separa sono scambiati

L’altezza

L’altezza è la distanza tra il suolo e il punto di ripresa, ed è spesso collegata all’angolazione di ripresa. Il punto di riferimento è l’altezza degli occhi del personaggio quando è in posizione eretta, a volte definita altezza testa o altezza d’occhio. Le altezze sono:

  • standard: la macchina da presa è posta allo stesso livello dello sguardo di un uomo in piedi. Il punto di ripresa è all’altezza degli occhi
  • rialzata: la macchina è posta in un luogo più alto rispetto allo sguardo. Il punto di ripresa è più in alto rispetto alla linea degli occhi.
  • ribassata: la macchina da presa assume un’altezza inferiore a quella standard. Il punto di ripresa è più in basso rispetto alla linea degli occhi. Ad altezza terra ed angolazione orizzontale la camera può offrire il punto di vista inusuale di chi è sdraiato e guarda di fronte a sé. Questa altezza può scendere anche sotto il suolo, ad esempio per favorire una ripresa supina, o ad esempio rappresentare il punto di vista di un bambino.

La scelta delle inquadrature

Rappresentare lo spazio profilmico con inquadrature frontali piuttosto che dall’alto o prediligere i tagli inclinati rispetto alle inquadrature in piano non è affatto una scelta neutra ma impone una chiara visione. L’inquadratura, in virtù di determinate scelte di ripresa, reca le tracce del processo che l’ha creata, dello sguardo che fa il film. Fin dal posizionamento della macchina da presa è possibile distinguere due differenti tendenze: verso l’occultamento o verso l’esibizione del procedimento creativo. Il “cinema della trasparenza” sceglie inquadrature il più possibile neutre, frontali e stabili. Ma anche nel cinema classico si scelgono inquadrature inusuali legate a motivazioni narrative e a motivazioni di genere, come nel caso del musical o del noir.

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