Fino ad ora abbiamo parlato della scenografia, dell’illuminazione, del colore, della fotografia, del costume e trucco e della recitazione. Ora siamo nel campo del filmico, cioè  della messa in inquadratura del mondo del film. Dopo aver approfondito l’inquadratura, la prospettiva, il punto di ripresa, i campi e i piani, i movimenti di camera. Scopriamo il piano sequenza.

Elephant (2003) Gus Van Sant

Il piano sequenza

Il piano sequenza è un movimento della macchina da presa che filma una scena in tempo reale. È una lunga inquadratura senza stacchi, che riprende delle azioni che normalmente sarebbero raccontate con più inquadrature. Il piano sequenza viene spesso utilizzato nelle sequenze affollate da personaggi e dove ci sono molti eventi da seguire nello stesso momento. Il montaggio elimina tutto ciò che non serve al racconto, sfruttando la molteplicità dei piani all’interno dell’inquadratura e rispettando il tempo del mondo reale. Il piano sequenza si distingue dal long take che invece è un’inquadratura lunga dalla durata inusuale, ma non è l’unica all’interno di una scena.

L’uomo in più (2001) Paolo Sorrentino 

Durata assoluta e relativa

L’inquadratura cinematografica è un’immagine che si dispiega in un tempo determinato. Esistono due tipi di durate delle inquadrature:

  • la durata assoluta: il tempo reale di permanenza dell’inquadratura sullo schermo;
  • la durata relativa: il rapporto tra durata assoluta e tempo di lettura dell’inquadratura, cioè il lasso di tempo necessario a identificare tutti gli elementi dell’immagine.

Un’inquadratura che ritrae uno spazio articolato e affollato di personaggi richiede un tempo maggiore di lettura rispetto ad una più scarna, concentrata attorno a pochi punti d’interesse. Così come un’inquadratura in movimento è più difficile da leggere rispetto ad un’inquadratura fissa.

Kill Bill: Volume 1 (2003) Quentin Tarantino 

Tipi di durata relativa

La durata relativa può essere:

  • insufficiente: la durata dell’inquadratura è inferiore al tempo di lettura. L’inquadratura raggiunge appena le soglie della percezione e risulta impossibile riconoscere degli elementi (immagini subliminali). È frequente nel poliziesco o nel noir;
  • sovrabbondante: la durata dell’inquadratura è maggiore rispetto al tempo di lettura. Si mostra la realtà nei suoi più profondi aspetti, lasciando allo spettatore il tempo di riflettere su ciò che si guarda. Si usa nel cinema d’autore;
  • sufficiente: la durata dell’inquadratura coincide con il tempo di lettura. È tipica di un cinema narrativo che occulta il processo che rende visibile l’immagine, come nel cinema hollywoodiano classico.

Gomorra (2008) Matteo Garrone  

La prima scena

Il piano sequenza fa coincidere il tempo reale con il tempo cinematografico, mettendo in scena l’esistenza dei personaggi e la loro quotidianità con un forte impatto realistico. Per questo alcuni film lo utilizzano in apertura. Nelle prime scene di un film si descrivono ambienti e personaggi e il piano sequenza ci permette di entrare subito nel mondo narrativo dell’opera.

Una giornata particolare (1977) Ettore Scola  

Il tempo reale

Il piano sequenza può essere utilizzato anche per un intero film seguendo una storia in tempo reale. In questo caso l’opera deve contare su svariati personaggi e su una certa complessità dei movimenti che permettano di superare i tempi morti del tempo reale.

Nodo alla gola (1948) Alfred Hitchcock 

Le scene d’azione

Negli ultimi anni anche nelle scene d’azione si usa il piano sequenza. Normalmente le sequenze d’azione sono girate con un altissimo numero di inquadrature, invece il piano sequenza permette di stare dentro l’azione, in maniera più realistica e vera. In queste scene d’azione girate con piano sequenza sono fondamentali gli spostamenti degli attori sulla scena e c’è una forte integrazione del personaggio con l’ambiente.

1917 (2019) Sam Mendes 

L’ambiente

Il piano sequenza permette di visualizzare un intero ambiente, anche se stretto o tortuso. Seguendo gli spostamenti fisici che una persona compie solitamente per rendersi conto del luogo in cui si trova, permette allo spettatore di muoversi e scoprire un’ambiente in tempo reale.

Birdman (2014) Alejandro Gonzàlez Inarritu

Il passaggio di tempo

Il passaggio di tempo tra eventi distanti sul piano temporale è di solito sottolineato con uno stacco tra una scena e l’altra; con i passaggi di transizione (dissolvenze incrociate, fogli di calendario che volano…); con un motivo musicale che cambia; aprendo o chiudendo con inquadrature ampie. Ma a volte alcuni autori possono usare un piano sequenza ad esempio per passare da una scena ambientata in un’epoca a un’altra che si svolge molto tempo dopo, o prima, senza stacco. L’importante è non disorientare lo spettatore che deve sempre capire dove si trova e quando.

La recita (1975) Theo Angelopoulos 

L’inquadratura d’uscita

Il piano sequenza acquisisce significato solo in relazione al contesto narrativo ed alle inquadrature che lo precedono e lo seguono. E’ di particolare importanza l’inquadratura che segue il piano sequenza, poiché il realismo del piano sequenza si spezza e si torna allo scarto tra tempo reale e tempo cinematografico. Il passaggio viene notato inconsciamente dallo spettatore, per questo di solito la scelta dell’inquadratura di uscita non è mai casuale.

Gravity (2013) Alfonso Cuaròn 

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