Fin ad ora abbiamo parlato della scenografia, l’illuminazione, il colore, la fotografia, il costume e il trucco, la recitazione, l’inquadratura, la prospettiva, il punto di ripresa, i campi e i piani, i movimenti di camera, il piano sequenza, il punto di vista,il suono, la musica, la voce e il rumore. Approfondiamo le caratteristiche del montaggio parlando dei raccordi.

Shining (1980) Stanley Kubrick; Montaggio: Ray Lovejoy

I raccordi

Il passaggio da un’inquadratura all’altra è determinato dalla logica narrativa. La seconda inquadratura deve fornire più informazioni utili rispetto alla prima, far vedere una porzione di spazio e di azione diversa, inserire nuovi elementi narrativi. I film sono fatti di tante inquadrature e la necessità di non far apparire salti e di rendere tutto chiaro spetta in gran parte al montaggio che deve preservare l’impressione di continuità tra inquadrature diverse. Vi sono delle regole di carattere generale interne alla logica del montaggio invisibile che assicurano una visualizzazione coerente e fluida del film.

Whiplash (2014) Damien Chazelle; Montaggio: Tom Cross 

La regola dei 180°

Nel cinema classico l’azione è situata al centro dell’inquadratura. Quando due soggetti si relazionano stabiliscono tra loro un asse che delimita due campi e prende il nome di linea d’azione. In ogni situazione narrativa è possibile individuare questa linea immaginaria. La regola dei 180° struttura la successione delle inquadrature attorno a questa linea d’azione e prevede che, per mantenere la continuità visiva, la camera possa riprendere svariate inquadrature dei soggetti, variando distanza, altezza e angolazione, ma sempre all’interno dello stesso campo. Questa regola va applicata anche quando un soggetto che si muove viene ripreso da diversi punti in vari momenti del suo percorso: la sua traiettoria stabilisce una linea che delimita due campi.

Lost in Translation (2003) Sofia Coppola; Es. regola dei 180°

Lo scavalcamento di campo

Alla macchina da presa non è consentito di oltrepassare la linea dei 180°. L’attraversamento dell’asse dell’azione che ribalta la relazione spaziale dei personaggi sulla scena si chiama scavalcamento di campo. Se in sede di ripresa si scavalca il campo, ovvero si realizzano inquadrature da tutti e due i lati della linea d’azione, il personaggio che stava sulla destra del quadro apparirà sulla sinistra nella successiva inquadratura e viceversa. Oppure se sono ripresi separatamente sembrerà che entrambi guardino un terzo personaggio inesistente. Nella logica del montaggio invisibile, lo scavalcamento di campo è possibile utilizzando degli stratagemmi: far dimenticare allo spettatore la posizione che il soggetto ricopriva nell’inquadratura di riferimento, in modo che la disposizione dei soggetti nelle successive inquadrature non appaiano incoerenti.

Shining (1980) Stanley Kubrick; Es. scavalcamento di campo

La regola dei 30°

Se la prima immagine raffigura l’oggetto da una certa prospettiva, la seconda deve offrirne una notevolmente differente. La regola dei 30° prevede che, quando si monta consecutivamente una seconda inquadratura dello stesso soggetto, questa debba mantenere rispetto alla prima almeno una differenza di angolazione orizzontale di 30°. Uno scarto di angolazione inferiore produrrebbe un’inquadratura troppo simile alla prima e dunque renderebbe il passaggio dall’una all’altra narrativamente non motivato. Il cambiamento dell’angolo di ripresa deve consentire un cambiamento dello spazio scenico significativo e funzionale alla storia.

Mission: Impossible (1996) Brian De Palma; regola dei 30°

Attacchi e raccordi

Gli attacchi sono l’accostamento di due inquadrature interne ad una stessa sequenza legate da continuità d’azione. Invece i raccordi sono gli attacchi che legano tra loro sequenze diverse. Quando si uniscono due sequenze diverse vi è un salto di tempo, di luogo e di azione. L’attacco interno alle sequenze non si fa notare; al contrario il raccordo tra sequenze diverse sottolinea il salto temporale, spaziale e d’azione, ma allo stesso tempo garantisce la continuità del racconto. In un film ci sono generalmente molti attacchi e pochi raccordi.

Lo squalo (1975) Steven Spielberg; Montaggio: Verna Fields

Il sistema dei raccordi

Esiste un sistema di raccordi, un insieme di procedimenti e consuetudini codificate, che rendono il passaggio da un’inquadratura all’altra il più invisibile e discreto possibile:

  • Raccordo sul movimento: il passaggio da un’inquadratura alla successiva è giustificato dall’azione di un personaggio che comincia nella prima e va avanti nella seconda;
  • di sguardo: nella prima inquadratura è raffigurato un personaggio che guarda qualcosa e nella seconda viene mostrato l’oggetto di tale sguardo (effetto soggettiva);
  • sull’asse: pur variando la distanza tra cinepresa e oggetto inquadrato, l’angolo di ripresa resta costante;
  • di risposta: una sequenza si apre con inquadrature che appaiono, per aspetti formali o di contenuto, come risposte alla conclusione di quella precedente;
  • per contrasto: una sequenza si apre con inquadrature che discordano dalle aspettative suscitate dalla conclusione della sequenza precedente;
  • formale: si uniscono due sequenze dove la coda e la testa si assomigliano sul piano formale pur svolgendosi in luoghi o tempi completamente diversi;
  • sonoro: un suono fa da ponte legando una scena ad un’altra. Il suono è originato nella prima scena e fluisce nell’altra fornendo il sonoro all’immagine che ne è priva. Ad esempio il prosieguo di un dialogo può garantire l’unità d’azione;
  • falso raccordo: si congiungono due inquadrature in modo che sembrino contigue quando in realtà si è mutata la posizione degli attori.

Mad Max: Fury Road (2015) George Miller; Montaggio: Margaret Sixel 

Le transizioni

L’unione tra le inquadrature deve essere la più fluida e invisibile possibile, ma quando tra due scene si stabilisce un netto salto cronologico o un cambiamento di luogo occorre sottolinearlo. I raccordi possono essere per stacco, cioè con un passaggio secco da un’inquadratura all’altra, oppure per transizione, ovvero con un effetto che consente un passaggio graduale tra sequenze. La transizione è un procedimento visivo iconizzato che marca l’inizio e la fine di un blocco narrativo, l’avvio e la conclusione di un flashback oppure il trascorrere del tempo, indicando un forte salto temporale o un cambiamento di luogo. Tra le transizioni iconizzate:

  • Montaggio sequenza: immagini simboliche del tempo che passa; ad esempio i fogli di un calendario che volano oppure il mutare delle stagioni sullo stesso paesaggio;
  • Esterno ponte: per far notare il cambiamento di luogo si inserisce, tra due sequenze che si svolgono in spazi diversi, una breve inquadratura di un esterno che indica l’avvenuto spostamento dell’azione.

Notting Hill (1999) Roger Michell; Es. montaggio sequenza 

Le dissolvenze

I più frequenti effetti di transizione sono le dissolvenze, quegli effetti che comportano la progressiva sparizione di un’inquadratura:

  • dissolvenza in chiusura: si scurisce gradualmente l’inquadratura fino ad arrivare al quadro nero; conclude di solito un’opera, prima dei titoli di coda;
  • dissolvenza in apertura: dal fondo nero che si schiarisce pian piano nasce l’inquadratura; di solito dà inizio al film;
  • dissolvenza incrociata: scompare un’inquadratura nella seguente, sovrapponendo la fine della prima inquadratura e l’inizio della seconda;
  • passaggio a nero: un’ inquadratura si dissolve sul nero e dal nero ne appare un’altra.

Ci sono alcune transizioni che consentono ad una nuova inquadratura di sostituirne progressivamente un’altra attraverso linee geometriche di avanzamento:

  • iris: in voga durante il cinema muto; consiste nell’oscuramento progressivo e circolare dello schermo (iris out), oppure nell’apparizione dal nero dell’immagine attraverso il graduale rivelamento circolare (iris in);
  • tendina: la prima inquadratura è sostituita dalla seconda che sembra spingerla lungo una linea di confine che attraversa lo schermo.

Quarto Potere (1941) Orson Welles; Es. dissolvenza incrociata

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