Se vogliamo esprimere al meglio la nostra creatività in fotografia, è necessario imparare a disattivare il pilota automatico della macchina fotografica e prendere confidenza con la modalità manuale della fotocamera. Così facendo possiamo avere pieno controllo espressivo sulla nostra fotografia e decidere di utilizzare valori diversi da quelli che la fotocamera ci suggerisce per ottenere un’immagine esposta correttamente (se non è ben chiaro cos’è e come funziona l’esposizione, vi consiglio di leggere l’approfondimento su quest’argomento).
Uno dei parametri fondamentali che possiamo impostare a seconda di ciò che vogliamo esprimere è il diaframma. Attraverso di esso possiamo decidere non solo la quantità di luce che raggiunge il sensore, ma anche la porzione di immagine che vogliamo a fuoco. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta e come utilizzarlo al meglio.

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Il diaframma

Il diaframma è un congegno meccanico che fa parte dell’obiettivo ed è posizionato tra il sensore della fotocamera e il complesso ottico della lente. Questo strumento si comporta un pò come l’iride dell’occhio umano, che si allarga e si restringe a seconda della quantità di luce in cui ci troviamo. Più nello specifico, si tratta di un cerchio metallico a lamelle, capace di restringersi o di allargarsi a seconda del valore di apertura che andiamo ad impostare. Negli obiettivi analogici, l’apertura del diaframma si regolava tramite una ghiera, posizionata sull’obiettivo stesso. Oggi, con gli obiettivi digitali, è possibile impostare l’apertura tramite un comando della macchina fotografica.

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La scala dei diaframmi

L’apertura del diaframma si misura in f/stop. In fotografia esiste una scala dei diaframmi, fondamentale per decidere il valore di apertura che vogliamo utilizzare. Nelle macchine fotografiche digitali è possibile visualizzare questa scala sul display o nel mirino. Se utilizziamo un obiettivo analogico, possiamo trovarla sulla ghiera dei diaframmi.
La scala va di solito da f/1.4 a f/32. Il valore più piccolo indica la massima apertura del diaframma, mentre quello più grande la minima apertura. La quantità di luce che entra nella lente, raddoppia ogni volta che apriamo il diaframma di due stop. Per esempio, un diaframma aperto a f/1.4 lascerà passare il doppio della luce di un diaframma aperto a f/2.8. Un diaframma impostato a f/16 avrà un apertura molto piccola e lascerà passare molta meno luce di un diaframma aperto a f/2.8.

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La scelta dell’obiettivo

Non tutti gli obiettivi presenti sul mercato hanno la stessa capacità di apertura. Molti obiettivi zoom o i tele-obiettivi, che hanno un sistema ottico molto complesso, spesso non sono in grado di andare oltre a un valore di f/3.4 o f/4 di apertura. In questi casi si dice che gli obiettivi non sono molto luminosi. Questi obiettivi, il più delle volte, sono difficili da utilizzare in condizioni di scarsa luminosità. Sul mercato, però, esistono zoom molto luminosi in grado di raggiungere un’apertura di f/2.8 o f/2. Si tratta, però di obiettivi molto costosi. Oggi, con il continuo avanzare della tecnologia, esistono anche obiettivi fissi che sono in grado di raggiungere aperture molto ampie, come f/1.2 o f/1. Si tratta, però, delle lenti più costose esistenti sul mercato fotografico.
Per chi muove i primi passi nella fotografia, uno zoom mediamente luminoso, come un obiettivo da kit, può andare bene in quanto permette di sperimentare con diverse lunghezze focali. Una valida alternativa è rappresentata da un obiettivo a focale fissa, come un 50 mm, che è in grado di raggiungere aperture più ampie.

La profondità di campo

L’apertura del diaframma è strettamente legata un principio ottico molto importante in fotografia: la profondità di campo. Ogni volta che impostiamo un certo valore di apertura, otterremo di conseguenza una data profondità di campo.
Come abbiamo già visto, la profondità di campo può essere definita come l’area che il nostro occhio percepisce nitida in un’immagine. La profondità di campo non è un parametro fisso, ma varia a seconda di dove e ciò che mettiamo a fuoco, del diaframma che scegliamo e dal tipo di obiettivo che utilizziamo.
Quanta più ampia sarà l’apertura del diaframma, tanto poca profondità di campo otterremo. Se invece utilizziamo un diaframma molto chiuso, otterremo maggiore profondità di campo, ovvero un’ampia porzione dell’immagine risulterà nitida.

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La lunghezza focale

La profondità di campo dipende anche dal concetto ottico di lunghezza focale, che è la distanza tra il sensore e il centro ottico delle lenti. Ogni obiettivo ha la sua distanza focale. In generale in fotografia esistono tre tipi di obiettivi. Gli obiettivi a focale corta sono detti grandangolari. Possiamo raggruppare in questa categoria tutti gli obiettivi che vanno dai 16 mm ai 30 mm. Hanno una distanza focale ridotta ma una profondità di campo maggiore; se scattiamo una fotografia con un 18 mm, tutta l’immagine risulterà nitida. Gli obiettivi a focale media, che sono ad esempio i 50 mm, permettono di avere a fuoco un’ampia porzione dell’immagine, ma non tutta. Gli obiettivi a focale lunga sono chiamati tele-obiettivi. Rientrano in questo gruppo tutte le lenti che vanno dai 100 mm ai 400 mm e hanno una profondità di campo molto ridotta. Se scattiamo una fotografia con un 200 mm, tutto ciò che è dietro il nostro soggetto risulterà sfocato (anche più piatto, ma ne parleremo in uno dei prossimi approfondimenti).

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Ad ogni tipo di di fotografia i suoi parametri

Ogni parametro che impostiamo sulla nostra fotocamera, ci deve condurre a un preciso risultato. Se utilizziamo un determinato obiettivo con una certa apertura di diaframma, è bene sapere che tipo di fotografia andremo ad ottenere. Più nello specifico, se scattiamo una fotografia di paesaggio dovremo utilizzare determinati dati, che saranno molto diversi rispetto a quelli che andremo ad impostare se vogliamo fare un ritratto.

La fotografia di paesaggio

Nella fotografia di paesaggio bisogna ottenere un’ampia profondità di campo perché è importante riuscire a distinguere tutto. I fotografi di paesaggio utilizzano quasi sempre obiettivi grandangolari e diaframmi chiusi per ottenere un’immagine più nitida. Ma per farlo sono necessarie ottime condizioni di luce, tempi di otturazione abbastanza lunghi e, molto spesso, un treppiedi.
Uno dei pionieri della fotografia di paesaggio è Ansel Adams, entrato a far parte della storia della fotografia per i suoi spettacolari scatti di paesaggi americani in cui è possibile ammirare ogni singolo dettaglio.

Ansel Adams, The Tetons and the Snake River, 1942

Lo sport e i ritratti

Nella fotografia sportiva o nei ritratti, non è importante che tutto sia a fuoco. In questo caso, uno sfondo sfocato isola il soggetto e gli dà molto più valore. Proprio per questo, in questo tipo di fotografia si utilizzano spesso obiettivi a focale lunga con ampie aperture di diaframma.
Tra i fotografi ritrattisti più famosi ricordiamo Steve McCurry, noto per l’intensità degli sguardi e la naturalezza delle espressioni dei suoi soggetti.

Steve McCurry, Afghan girl with green shawl, 2002

La profondità di campo nel cinema

Nella storia del cinema, uno dei primi registi ad utilizzare una fotografia con un’ampia profondità di campo fu Orson Welles. In Quarto Potere la profondità di campo permette di avere sempre a fuoco sia primo piano che sfondo. Questa tecnica dà importanza e valore all’ambientazione noir. La fotografia dei film di Orson Welles ha influenzato molti registi fondamentali nella storia del cinema, si pensi ai film di Kubrick come 2001: Odissea nello spazio o Shining. Nei suoi film, infatti, l’ambientazione e la scenografia hanno un valore narrativo molto forte e l’ampia profondità di campo permette di distinguerne tutti i dettagli.
Tuttavia, nella maggior parte dei film hollywoodiani viene quasi sempre utilizzata una profondità di campo molto ridotta, in quanto isolare i personaggi dallo sfondo e dall’ambiente permette di concentrarsi sulla storia e sull’intimità dei personaggi stessi. Sono pochi i casi in cui una profondità di campo ridotta è stata utilizzata con un preciso intento narrativo, uno di questi è la fotografia della recente serie The Handmaid’s Tale.

Fotogramma tratto dal film Quarto Potere di Orson Welles
Fotogramma tratto dal film Shining di Stanley Kubrick
Fotogramma tratto dalla serie The Handmaid’s Tale

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