Ci sono momenti in cui un’immagine trasmette più di qualunque dialogo o effetto scenico, qui è quando cinema e pittura trovano un connubio culturalmente elevato e denso.

Molti registi hanno scelto di lasciarsi ispirare da una composizione pittorica, a volte per una semplice dedica, altre volte perché il significato del quadro ricalcava quello della scena del film.

Vediamo qualche esempio.

Cinema e pittura: alcuni esempi

Shutter Island e Gustav Klimt

Notate delle somiglianze? Un cult che oltre a un’interpretazione e una sceneggiatura che lasciano senza scampo lo spettatore, ha anche un altro merito. Una scena, già meravigliosa, contiene un riferimento quasi palese a un quadro di Gustav Klimt, “Il Bacio”.

Questa scena onirica di Shutter Island è suadente e irresistibile come solo un sogno può essere. Allo stesso modo, il quadro di Klimt rappresenta un bacio così vivido e fusionale, da non poter essere reale. È un bacio simbolico, un bacio dell’anima.

cinema e pittura: Shutter Island, Martin Scorsese. Il Bacio, Gustav Klimt

Shutter Island, Martin Scorsese. Il Bacio, Gustav Klimt.

Stanley Kubrick, Vincent Van Gogh e Arancia Meccanica

Cosa hanno in comune questi fattori? Se parliamo di Kubrick, e lo amiamo tutti allo stesso modo, sappiamo già che nei suoi film ogni singolo fotogramma può essere considerata un’opera a sé. Ogni istante è studiato in modo maniacale. Ogni fermo-immagine può diventare una fotografia a sé stante. Cinema e pittura non deve essere stato un connubio difficile per Kubrick!

Come se non bastasse, Kubrick ha deciso di ispirarsi a un’altro grande visionario della storia, Vincent Van Gogh.

La scena del carcere è chiaramente dedicata al quadro “La Ronda dei Carcerati“. Il senso oppressivo, perverso e nevrotico delle punizioni, e della società di Arancia Meccanica, viene traslato in questa scena.

I carcerati, nell’opera di Van Gogh e in quella di Kubrick, girano in torno, senza un senso, senza una sosta. Un cerchio chiuso da cui non si può uscire, come cani alla catena.

cinema e pittura: Arancia Meccanica. La Ronda dei Carcerati, Vincent Van Gogh.

Arancia Meccanica. La Ronda dei Carcerati, Vincent Van Gogh.

Edward Hopper in “Shirley: visioni della realtà”

Forse nessuno più di Edward Hopper è stato in grado di carpire la solitudine. I suoi personaggi sono isolati, persi nei loro pensieri. Del tutto estranei a un mondo dinamico, in movimento e caotico. Sono abbandonati come in uno stato catatonico. Non si comprende se abbiano raggiunto la verità, un’illuminazione, che li rende al pari degli asceti, o se stiano abbandonando il loro corpo.

Questo è ciò che percepiamo in questa scena di “Shirley: visioni della realtà”. Gustav Deutsch si ispira chiaramente all’opera di Edward Hopper “Film di New York”, e risulta efficace sia nell’estetica che nel senso profondo.

Qui cinema e pittura raggiungono forse uno degli apici maggiori.

cinema e pittura: Shirley: visioni della realtà, Gustav Deutsch. Film di New York, Edward Hopper.

Shirley: visioni della realtà, Gustav Deutsch. Film di New York, Edward Hopper.

Sexy Beast. Cinema e pittura “Sulla città”

Se potessimo vivere per un solo attimo l’amore dipinto da Chagall, con i suoi personaggi sospesi, eterei, ma più carichi di colore e vita di tutto il mondo circostante.

In un mondo di gangster, violenza e rapine, di Sexy Beast, le emozioni di questa scena risaltano in modo estremo. Il riferimento è al sublime “Sulla città“, di Chagall.

cinema e pittura: Sexy Beast, Jonathan Glazer. Sulla città, Marc Chagall.

Sexy Beast, Jonathan Glazer. Sulla città, Marc Chagall.

“Spiccioli dal cielo” secondo Edward Hopper

Troviamo ancora una volta Edward Hopper. Ancora con la sua solitudine incessante, che ispira una scena stupenda di Herbert Ross, in “Spiccioli dal cielo“.

Due personaggi, nell’unica luce, di un mondo ignaro di tutto.

cinema e pittura: Spiccioli dal cielo, Herbert Ross. I nottambuli, Edward Hopper.

Spiccioli dal cielo, Herbert Ross. I nottambuli, Edward Hopper.

Cinema e Pittura: Conclusioni

Una raccolta sicuramente non esaustiva, ma fa comprendere come le arti possano essere interconnesse. Supportarsi l’un l’altra, in modi a volte inaspettati, ma sempre emozionanti.

 

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