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Facebook sfida Clubhouse: sta sviluppando la sua chat audio

Facebook sfida Clubhouse, il nuovo social in ascesa in tutto il mondo che acquisisce giorno dopo giorno un numero sempre maggiore di utenti. Ecco la mossa che ha in serbo Mark Zuckerberg.

Clubhouse e i messaggi audio

La nuova app di cui tanto si parla negli ultimi mesi ha dato vita allo spirito competitivo del gigante di Menlo Park, che, forte dei suoi 2,5 miliardi di iscritti, ha preso di mira Clubhouse. Questa nuova applicazione social, come abbiamo visto, non prevede like, foto o video, ma si basa solo sulla conversazione vocale.

Tra l’altro, qualche tempo fa Mark Zuckerberg è stato ospite in una conversazione affollatissima su Clubhouse per dissertare con 5mila ospiti di realtà aumentata, realtà virtuale e varie applicazioni nel mercato delle immagini immersive a 360 gradi.

Facebook sfida Clubhouse

Secondo il New York Times, che cita una fonte interna all’azienda, i dirigenti di Facebook hanno chiamato a raccolta gli ingegneri che lavorano nel team di sperimentazione e sviluppo per disegnare una piattaforma simile a Clubhouse. Già da qualche tempo, secondo fonti interne, il fondatore studia e si interessa di forme di comunicazione “basate sulla voce”, con l’obiettivo di ampliare il già immenso parco clienti.

Il portavoce di Facebook, Emilie Haskell, ha spiegato sommariamente che l’azienda lavora per connettere le persone in modo sempre innovativo:

“Noi colleghiamo le persone attraverso tecnologie audio e video da tanti anni e siamo costantemente alla ricerca di nuovi modi per migliorare questa esperienza”.

Facebook divoratore di mercato

Non ci sorprende affatto questo atteggiamento da parte di Facebook che, in presenza di un nuovo potenziale competitor, sfrutta la scia del suo successo e cerca di superarlo, prendendone il meglio. Infatti, se passiamo in rassegna i prodotti del colosso di Menlo Park, troviamo Instagram, che nel 2016 si è ispirato, per le sue storie, ai principali tool del concorrente Snapchat, il social media fondato da Evan Thomas Spiegel. 

Reels vs TikTok

Quando, in lockdown, esplose il fenomeno di Zoom per le videochiamate di gruppo, ecco che Facebook lanciò Rooms, un servizio di chat video. Poi è stata la volta di Reels, un servizio di brevi video ampiamente ispirato al fenomenale cinese TikTok, per dare spazio alla creatività giovanile.

Successivamente è arrivato il turno del servizio di newsletter Substack, cofondato da Chris Best, anch’esso ispirato dalla pandemia: subito Menlo Park si è messa al lavoro su un prodotto simile.

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Individuare startup di potenziale successo

Zuckerberg è un imprenditore lungimirante e sempre attivo per lo sviluppo di nuove forme di business. Tra le sue abilità c’è quella di individuare startup di potenziale successo, come ad esempio Oculus, che nel 2014 fu pagata 2 miliardi di dollari. Dopo l’acquisizione, normalmente Facebook mette all’opera tutta la sua potenza di fuoco per aumentare il valore dell’azienda acquisita. Operazione che, in genere, gli riesce facilmente. 

Un esempio eclatante è proprio l’acquisizione di WhatsApp nel febbraio del 2014 per 19 miliardi tra contanti e azioni. La potenza economica e aziendale che solo Facebook può permettersi oggi ha portato gli utenti da 450 milioni a oltre 1,5 miliardi.

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