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Recensione – “Tenet” di Christopher Nolan

E’ il film del momento, il film di cui tutti parlano. Di seguito la recensione di “Tenet” di Christopher Nolan

Christopher Nolan è uno dei registi più influenti degli ultimi anni, se non il più importante degli anni Dieci. I suoi film, macchine complesse e spettacolari, hanno creato negli anni una setta di adepti. Ormai il suo culto è pari a quello di Tarantino.  In ogni suo film il regista ha alzato sempre più l’asticella della laboriosità narrativa e della spettacolarità, creando dei blockbuster d’autore. Film difficili ma che hanno sempre realizzato grandi incassi, in un’unione furba tra autorialità e popolarità.  C’è chi pensa che sia il nuovo Kubrick e chi pensa che sia un autore sopravvalutato. Verrebbe da sposare il secondo punto di vista. Il suo cinema non appassiona, appare freddo e cervellotico ma senza la grandezza del cinema d’autore. I suoi film sono giocattoli divertenti ma senza anima, come Inception, e anche buoni film di guerra e di fantascienza come Dunkirk e Interstellar con lui diventano dei rompicapi insopportabili. Per non parlare della trilogia di Batman a cui è bastato il Joker di Phoenix per farla cadere nel dimenticatoio.

L’attesa per Tenet

Tenet ha suscitato fin dall’inizio grande attesa, come per ogni film di Nolan, che è sempre un evento. Ma stavolta c’è qualcosa di più.  È il primo blockbuster ad uscire dopo la riapertura dei cinema, avendo il difficile compito, in parte riuscito, di riportare gli spettatori in sala. Tenet è il suo film più complesso e conferma i difetti del suo cinema ma anche i pochi pregi. Un operativo americano senza nome, che lavora con la CIA, partecipa a un’azione in Ucraina, durante un attentato terroristico in un teatro dell’opera. Scoprirà che questa operazione era anche un test per metterlo alla prova. Viene così introdotto in un programma misterioso dove i partecipanti sanno solo quello che devono sapere. Lo addestrano ad affrontare agenti che si muovono nel tempo e hanno pallottole invertite – ossia rientrano nella pistola – senza però spiegargli quale sia il loro obiettivo, ma solo che dall’esito delle sue operazioni dipenderà la sopravvivenza del mondo intero. Da qui in poi non si capisce nulla e il film si complica. Al centro del film, come in ogni film di Nolan, c’è sempre il tempo e la sua non linearità.

Un esercizio di stile

Un semplice film di spionaggio in mano a Nolan diventa un’opera dalla trama complessa e senza alcuna verosimiglianza. Il regista fa di tutto per rendere complicata una storia che di base avrebbe potuto essere più semplice e godibile. Tenet non è altro che un fumettone vuoto e senza anima, un esercizio di stile fine a sé stesso. Un film ancora più ombelicale degli altri. Tanto che se ci si perde anche solo una frase si rischia di non capire più nulla. Si può solo sperare in qualche scena d’azione per ingannare il tempo.

In questo andirivieni temporale il protagonista ha un obiettivo, che però non si riesce a capire bene e che quindi interessa ben poco allo spettatore. Infatti, per rendere più chiari alcuni passaggi ci sono degli spiegoni declamati dai vari personaggi che dicono al protagonista cosa fare, ma in qualche modo lo spiegano anche al pubblico. Una scienziata dice al protagonista “Non cercare di capire, segui il tuo istinto” ma è come se lo stesse dicendo agli spettatori. Però così sembra il trailer di un film che non inizia mai.

Si intravedono spunti anche interessanti nella storia, ma è tutto talmente farraginoso e accennato da lasciare interdetti.  Tutti i difetti del film sono racchiusi nel fatto che il Protagonista non ha un nome, una scelta precisa che affossa buona parte del coinvolgimento emotivo. E cosa ancora più grave non ce lo chiediamo neanche dato che lo stesso è anche senza alcuna personalità. C’è un timido accenno ad una love story ma risulta poco credibile, i protagonisti del film sembrano dei robot che non hanno alcuna pulsione, men che meno quella sessuale.

L’azione senza emozione

L’unica cosa che conta è l‘azione. Se ci si ferma solo a questo aspetto lasciando da parte le incongruenze e i buchi di trama, volendo ci si può anche divertire. L’azione è l’unica ragion d’essere di un film che sicuramente va goduto al cinema. C’è uno sfarzo di location e di mezzi a cui lo spettatore non è più abituato. Nonostante la scarsa capacità o volontà nel raccontare anche le scene più lineari, c’è una straordinaria abilità nel fondere suoni e immagini, peraltro con un sound design fatto per stordire il pubblico. È indubbia la maestria tecnica di Nolan, c’è un un gran ritmo e le due ore e mezza non si sentono. Ci sono alcuni momenti eccezionali come l’esplosione all’aeroporto di Oslo e l’ottimo inseguimento in auto, fino alla missione conclusiva sui territori dell’ex Unione Sovietica. Ma il film è solo questo, nulla di più.

Una recitazione deludente

Il problema è anche nella direzione degli attori. Tutta la recitazione sembra tirata via. Il protagonista John David Washington si impegna ma non ha carisma, si muove come se anche lui non capisse bene cosa stia facendo. Poi c’è un Robert Pattinson mai così cane, che sembra si sia appena svegliato e non capisca in che film si trovi. C’è un cameo di Michael Caine che fa la caricatura dell’inglese e c’è Kenneth Branagh, il cattivo del film, un russo che sembra una parodia. La migliore in campo è la bellissima Elizabeth Debicki che incarna un bel personaggio femminile, una figura che in un film normale sarebbe approfondita meglio.

L’autocompiacimento di Nolan

Continua a essere insopportabile l’autocompiacimento di un regista che ogni volta si fa sempre più criptico e non per una ragione autorale, ma solo per dare al suo pubblico ciò che si aspetta. Un pubblico di fan che si compiace di non capire nulla o di far finta di aver capito. Rispetto agli altri film di Nolan peraltro sembra non rimanere nulla dopo la visione. Nulla che cambierà l’immaginario cinematografico e neanche che banalmente possa produrre dei meme simpatici come accaduto per Inception. Che cinema è questo? Non si tratta né di un film d’autore, perché la pellicola non ha nulla da dire e non c’è una visione autorale, né di cinema popolare, perché il film è prolisso e complicato, a tratti respingente. Se il cinema è puro intrattenimento, Tenet svolge la sua funzione a metà; se il cinema è emozione e vuole creare qualcosa che resti, Tenet fallisce miseramente.

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Pierpaolo Festa

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