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The Social Network – dieci anni dopo

A dieci anni dall’uscita nelle sale, ecco i motivi per i quali The Social Network di David Fincher è diventato un classico del cinema.

The Social Network

Facebook si è diffuso tra il 2008 e il 2009. Anche se all’inizio non era ben chiaro cosa fosse, ha immediatamente modificato le nostre vite. È stato il primo social network mondiale. I confini della privacy sono spariti, chiunque ha avuto modo di creare una nuova identità digitale, diversa, migliore e spesso falsa, in una sorta di ubriacatura collettiva che non è stata mai smaltita. Anzi negli anni è aumentata. Poi sono arrivati Instagram, Twitter, Snapchat ed altri social che sono diventati la cornice delle nostre vite (se non il quadro stesso). Colui che ha dato inizio a tutto questo è Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook, il personaggio più influente degli ultimi anni. Dalla sua impresa non si poteva non trarre un film. Così nasce The social network 

Un istant-movie

L’idea di The Social network venne annunciata in un momento in cui Facebook aveva già più di 200 milioni di utenti. Molti pensavano si trattasse di un istant-movie per cavalcare la moda del momento. Nonostante i nomi coinvolti nel film fossero tra i migliori possibili in circolazione, David Fincher alla regia e Aaron Sorkin alla sceneggiatura, molte erano le resistenze. Il film uscì in America il 24 settembre 2010 e la critica fu piena di elogi, ma l’importanza del film non fu colta da tutti. In Italia uscì nelle sale l’11 novembre, incassando solo 2 milioni e mezzo. Il film non venne capito, perché The social network era un film sul presente mentre il presente stava avvenendo in quello stesso momento. Ha capito immediatamente che Facebook non sarebbe stata una moda passeggera.

La storia di Facebook

Il claim con cui fu lanciato The Social Network è “non arrivi a 500 milioni di amici senza farti qualche nemico”, che è la chiave di tutto il film. La pellicola segue minuziosamente la nascita di Facebook. Mark (Jesse Eisenberg) è stato lasciato dalla sua ragazza (Rooney Mara). Nella sua stanza del dormitorio di Harvard, per vendicarsi, pubblica notizie false su di lei, le prime fake news. Mark è contro tutti e contro le donne e allora crea un sito in cui confronta le varie studentesse di Harvard, si intromette nei database del college e ruba le foto delle ragazze, creando un gioco crudele che diventerà popolare nell’università distruggendo i server di Harvard. Da qui nasce Facebook.

La storia viene raccontata in flashback durante le varie cause legali intentate dai suoi amici e nemici per rivendicare la paternità dell’idea. Mark coinvolge vari soci per poi disfarsene quando non gli servono più. Eduardo Saverin (Andrew Garfield), il suo migliore (e unico) amico, che mette i primi soldi nell’impresa e poi viene escluso; i gemelli Winklevoss (Armie Hammer), ricchi e antipatici, secondo i quali Mark gli ha rubato l’idea originale; Sean Parker (Justin Timberlake), il fondatore di Napster, un uomo odioso, che cambierà Mark, portandolo con sé via da Harvard.

Mark Zuckerberg

Mark viene descritto come uno strano individuo, isolato dal mondo e senza legami con le persone. Uno che crede in sé stesso, senza scrupoli, spietato con i nemici e pronto a tradire gli amici. Ha un aspetto trasandato, pronuncia risposte che zittiscono i suoi interlocutori (“Tutti dicono di avere avuto l’idea di Facebook, però io l’ho fatto”). Un ragazzo dallo sguardo vuoto da cui non traspare alcun sentimento. Lo spettatore non riesce ad identificarsi in lui, un protagonista che sembra non essere amato neanche da chi ha scritto il film. Jesse Eisenberg, nella sua migliore interpretazione, rende benissimo la sua imperturbabilità. Si dice che Zuckerberg sia rimasto piuttosto contrariato per il modo viene ritratto nel film.

La prima e l’ultima scena

Sono due le scene simbolo del film. Il film inizia con Mark seduto in un bar affollato con la sua fidanzata. Un dialogo lungo e fitto, con veloci botta e risposta, che riprende il ritmo dei dialoghi delle chat. La scena è girata con campi e controcampi veloci e stordenti, in cui regia e sceneggiatura formano una cosa sola. Si dice che Fincher girò solo questa scena 99 volte e che fu montata in tre settimane. La scena finisce con lei che dice a lui “passerai la vita a pensare che non piaci alle ragazze, perché sei un nerd, ma io posso dirti dal profondo del cuore che non sarà per questo, non piacerai perché sei un grande stronzo”. E da qui nasce la sua impresa.

Nell’ultima scena c’è lui in una stanza, da solo, di fronte ad un pc dopo l’ennesima battaglia legale e dopo che un’altra donna gli dice “Non sei uno stronzo, Mark. Cerchi solo ostinatamente di esserlo”. Mark clicca sul pc ripetutamente per ricaricare la stessa pagina, dopo aver inviato per l’ennesima volta la richiesta d’amicizia su Facebook alla sua ex. È l’immagine del decennio. Un uomo che ha creato tutto questo per la frustrazione e la rabbia e che alla fine resta schiavo del gioco che egli stesso ha creato. Chi ha ideato il network dell’amicizia per eccellenza è un uomo solo.

Sorkin & Fincher

Lo sceneggiatore Aaron Sorkin è uno dei migliori scrittori di cinema e di serie tv (The west wing” ,“Newsroom”) Sorkin è celebre per l’intensità e il ritmo dei suoi dialoghi (ha inventato il walk-and-talk, tecnica in cui fa parlare e camminare i personaggi per dare dinamismo ai dialoghi). La sua sceneggiatura riesce a rendere avvincente una storia complessa. Il film ha un grande ritmo, grazie alla superba regia di David Fincher che usa il montaggio e più riprese possibili per ritrarre persone che non fanno altre che parlare. Fincher, regista di film come Fight Club, Seven, Benjamin Button, qui tiene a freno la sua tecnica per mettersi al servizio della storia.

Rooney Mara, left, and Jesse Eisenberg in Columbia Pictures’ “The Social Network.”

Il miglior film del decennio?

Il film ha ricevuto otto nomination all’Oscar e ne ha vinti tre (miglior sceneggiatura non originale, miglior colonna sonora e miglior montaggio). Quentin Tarantino lo considera il miglior film del decennio. The social network negli anni è diventato un classico anche perché è un racconto archetipico sul potere, mostrandoci come le migliori imprese nascono sempre dalla frustrazione e dalla rabbia. The Social Network è una vera e propria rivincita dei nerd, una sorta di Quarto potere” del nuovo millennio calato nel contesto del digitale e dei social. Oggi Facebook ha due miliardi e mezzo di utenti e Zuckerberg è una figura che ha ancora una portata e una rilevanza mondiali. Ci sono dei film che segnano un’epoca e The social network è uno di questi.

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