Una rassegna dei film più importanti della stagione. Di seguito la recensione di “Odio l’estate” di Massimo Venier con Aldo, Giovanni e Giacomo

Sono ormai 15 anni che Aldo Giovanni e Giacomo hanno perso il loro tocco magico, soprattutto al cinema. Dopo i primi tre film (Tre uomini e una gamba, Così è la vita e Chiedimi se sono felice), considerati all’unanimità dei capolavori comici, i tre non sono più riusciti a ripetere i loro fasti. In questi anni qualche film carino c’è stato (Tu la conosci Claudia?, La banda dei Babbi Natale) ma anche qualche film tremendo (Il cosmo sul comò, Il ricco il povero e il maggiordomo). Il pubblico, nonostante tutto, ha sempre risposto bene. Forse più per affetto che per un reale gradimento.

Il flop del 2016

Tutto questo fino ad arrivare però a “Fuga da Reuma Park”, il loro ultimo film. Uscito nel Natale 2016 voleva essere un film celebrativo della loro carriera, ma ne è stata la pietra tombale. Un film sballato, mortifero, dove non funzionava nulla. E anche il pubblico per la prima volta gli ha voltato veramente le spalle (quasi 3 milioni di euro, il film precedente ne aveva incassati 11). Uno di quei flop da cui è difficile riprendersi, infatti i tre per un periodo hanno preso strade separate. Aldo ha realizzato un film da solo senza riscuotere successo, Giovanni si è dedicato alla scrittura e Giacomo al teatro. “Odio l’estate” era quindi un banco di prova importante per capire se avessero qualcosa da dire. E va detto che la partita può dirsi vinta. Il film è riuscito e il pubblico ha apprezzato, firmando la loro migliore opera da anni.

La trama

Il film parla di tre famiglie che non si conoscono e sono molto diverse tra loro. Partono per una vacanza in Puglia e si ritrovano, a causa di un disguido, a dover condividere l’abitazione. C’è un odio iniziale ovviamente. Le tre famiglie provengono da ceti diversi: i proletari, i piccolo borghesi e i ricchi (inutile dire chi fa chi). Ognuno di loro ha un problema. Giacomo ha dei problemi di comunicazione con il figlio, Giovanni è in crisi con il suo negozio, Aldo sembra il più felice ma ha un segreto. Complice anche l’amore tra i ragazzi e la complicità tra le mogli, i conflitti si appianeranno. La storia, se dalle premesse non sembra originale, è un ottimo pretesto per mettere insieme i tre e per farli scontrare. E infatti funziona.

La commedia malinconica

“Odio l’estate” riporta finalmente Aldo Giovanni e Giacomo in un contesto reale. Ritornano ad interpretare personaggi integrati nella realtà con famiglie e problemi comuni, lontani dal surrealismo e dai cartoon viventi degli ultimi film. È una commedia scritta bene, narrativamente compiuta, non come capita spesso per i film comici che di solito sono un pretesto per le battute e le gag del comico di turno. Può reggere anche senza di loro ed è un complimento. Non si ride come nei vecchi film ma ci si diverte. E ritorna finalmente la malinconia, da sempre la loro cifra distintiva. Come nella vera commedia all’italiana i tre sono dei falliti. C’è una scena in cui Giovanni incontra un suo ex compagno di scuola che è molto cinica, alla Dino Risi. Forse sul finale si eccede col melodramma, ma penso si sia voluta rimarcare la differenza rispetto alla leggerezza degli ultimi film.

Un ritorno alle origini

Se “Odio l’estate” è riuscito è dovuto alla presenza in sceneggiatura e regia di Massimo Venier, il vero fautore dei lori migliori successi. Che conosce bene i loro punti di forza e i loro caratteri e li riporta al loro cinema consueto. Si percepisce un voluto ritorno alle origini, la voglia di riconquistare il contatto col pubblico con i loro elementi tipici. Si inizia con la classica voce off di Aldo e già si intuisce che siamo sulla strada giusta. C’è Aldo col suo “non ci posso credere” e c’è la musica di Brunori Sas, l’autore del momento, lì dove un tempo c’erano Samuele Bersani o i Negrita. C’è Il cameo dell’attore famoso come nei primi film, qui un ottimo Michele Placido. Poi non poteva mancare il viaggio in macchina come nei classici del trio. E infatti è il momento migliore del film, dove i tre mostrano ancora una grande alchimia e si ride molto. Ma soprattutto viene citata interamente la partita sulla spiaggia di “Tre uomini e una gamba” con la stessa canzone in sottofondo. Anche se a segnare il gol decisivo sarà il figlio di Giacomo come in un ideale passaggio di testimone generazionale. Forse c’è un po’ troppo citazionismo di sé stessi, il film poteva reggere anche senza tutto questo.

Il successo di pubblico

Finalmente i tre sono in buona vena. Soprattutto Giovanni che negli ultimi film era un po’ in ombra. Ma anche Aldo ha una malinconia che lo rende più maturo. Le tre partner femminili (Di Biase, Natoli e Mascino) sono molto brave, non sono semplici spalle ma personaggi a tutto tondo. Ciò a testimoniare il grande rispetto che hanno sempre avuto per i ruoli femminili, cosa non usale nei comici. Il pubblico li ha premiati. Il film ha incassato 7 milioni e mezzo. (poteva fare di più ma è stato bloccato dal lockdown). Probabilmente “Odio l’estate” è la migliore commedia italiana della stagione. Tra le commedie popolari degli ultimi mesi supera, almeno in qualità, quelle di Zalone e di Ficarra e Picone. È come ritrovare dei vecchi amici e capire che nonostante sia passato del tempo nulla è cambiato. Aldo Giovanni e Giacomo sono finalmente ritornati.

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