Una rassegna dei film più importanti della stagione. Di seguito la recensione di “Jojo Rabbit” di Taika Waititi

Jojo Rabbit è un film tratto dal libro “Come semi d’autunno”, scritto e diretto da Taika Waititi, già regista dell’ultimo “Thor”. Il film parla di Jojo, un ragazzino tedesco imbevuto di ideologia nazista che ha come amico immaginario Adolf Hitler. Fino a quando non scopre che sua madre, Scarlett Johansson, nasconde una giovane ebrea nella loro soffitta. Il film ha avuto una certa risonanza, ottenendo 5 nomination all’Oscar tra cui quello al miglior film e vincendone uno per la miglior sceneggiatura non originale.

La leggerezza di Jojo Rabbit

A leggere la trama,molto interessante, ci si poteva aspettare un grande film. “Jojo Rabbit” non è brutto, è carino. Ed è forse la cosa peggiore che si possa dire di un film che vuole parlare del nazismo e della sua portata violenta. Potrebbe essere uno dei film peggiori dell’anno ma, attenzione, lo è in maniera subdola. Perché si sorride ma lo si scorda quando si esce dalla sala. Non si può fare una commedia su Hitler, sugli ebrei e la guerra, ed essere così inconsistenti. Parlare di come l’ideologia nazista possa influenzare le menti più deboli richiede una cultura ed un equilibrio che qui mancano.

La satira sul nazismo

Sia chiaro, non ci sono limiti alla satira, si può e si deve fare commedia su qualsiasi argomento, ci sono precedenti illustri, ma quando si toccano certi argomenti lo si deve fare bene, altrimenti si cade. E qui si cade fragorosamente. Si può anche farne una favola ma bisognerebbe avere una consapevolezza dei propri mezzi che in questo caso manca. Chaplin, Lubitsch, Mel Brooks e anche Benigni hanno parlato di questa tragedia sotto forma di commedia, ma si tratta di maestri del cinema. Hanno realizzato commedie su questo argomento, anche poetiche, senza tralasciarne la crudeltà. Il grottesco è un genere da maneggiare con cura. E per farlo bisogna essere veri autori. In questo caso siamo nel vuoto assoluto.

Il tono del film

Il film è una farsa che però non diventa mai realistica. C’è una svolta drammatica nella vita del bambino, un colpo di scena che dovrebbe far piangere ma non risulta credibile perché il tono del film non è chiaro. È una favoletta innocua e senza mordente, in cui non si percepisce la crudeltà del nazismo. È una specie di versione edulcorata per bambini. A un certo punto arriva la guerra ma sembra un videogioco, un set cinematografico finto, artefatto e distante dalla realtà. Questi bambini vedono la guerra e vivono drammi personali ma non sembrano soffrire più di tanto. Il rapporto tra il ragazzino e la ragazza ebrea poteva essere foriero di emozioni ma anche qui si scarseggia. Non c’è la consapevolezza del tema che si è andato a toccare

Hitler l’amico immaginario

Nella figura di Hitler come amico immaginario, che peraltro non è presente nel libro, ci sono tutti i limiti del film. Già c’è troppa carne al fuoco, il rapporto con la madre, l’ebrea nascosta come Anna Frank. Inserire appositamente la figura di Hitler avrebbe dovuto avere un senso, poteva essere miniera di risate cattive, di svolte geniali. Ma il senso non c’è. Narrativamente non influisce sulle azioni del bambino. Non fa riflettere e, cosa ancora più grave, non fa ridere. L’Hitler interpretato dallo stesso regista Waiti è solo un pazzo esagitato, una barzelletta che non lascia trasparire la cattiveria del personaggio, un fantoccio folle recitato peraltro malissimo. Anche i nazisti del film sono descritti come personaggi ridicoli, usando la vetusta gag del saluto nazista ripetuto più volte. Così come il nazista interpretato da Sam Rockwell in versione cripto gay sa di già visto.

La diva Scarlett

L’unico raggio di luce è Scarlett Joahnsson, che dà un po’ di credibilità alla pellicola ma sembra stia recitando in un altro film, ci crede solo lei. Il ragazzino protagonista ha una bella faccia e nel complesso lui e l’amico sono bravi e simpatici. Si salva la scena finale del ballo liberatorio sulle note di David Bowie, un po’ paracula ma ha la tenerezza che avrebbe dovuto avere il film. Jojo Rabbit è un’operazione studiata a tavolino con molti riferimenti al mondo di Wes Anderson non avendo però la stessa leggerezza. Capita a tutti di sbagliare un film ma diverso è sbagliare una pellicola su questi temi. La pioggia di premi e di apprezzamenti ci fa comprendere come basti l’argomento di per sé ad ingannare il pubblico e la critica.

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