Una rassegna dei film da vedere almeno una volta nella vita: Una vita difficile, film del 1961, di Dino Risi con Alberto Sordi

La commedia all’italiana negli anni 50 e 60, tramite le armi della risata, ha narrato minuziosamente i cambiamenti di un’Italia felice che si lasciava alle spalle la guerra per entrare nell’euforia del boom economico. I nostri migliori autori (Risi, Monicelli, Scola) però ne hanno raccontato la parte oscura. Si pensi a capolavori come “C’eravamo tanto amati”, “La grande guerra”, “Il sorpasso”. Film popolari, commedie fatte per il grande pubblico senza alcun snobismo, in cui tutti si potevano riconoscere. Con uno sguardo cinico ma sempre umano. In più interpretati da divi popolari, i nostri migliori attori di sempre: Sordi, Gassman, Manfredi, Tognazzi. Tra questi film immortali che hanno ritratto, ma anche costruito l’identità del paese, c’è un film meno noto di altri forse perché meno passato in tv ma che probabilmente è uno dei più rappresentativi: Una vita difficile.

Di cosa parla ?

È la storia di un uomo che attraversa venti anni d’Italia dal dopoguerra al boom economico. Nel 1944 Silvio Magnozzi è un partigiano che si trova sul punto di essere ucciso da un tedesco ma viene salvato da una ragazza con cui nasce una relazione. Una notte l’uomo sparisce e ritorna a Roma. Lavora in un giornale comunista e un giorno viene incaricato di fare un servizio nel paese di Elena. I due si rincontrano e lei lo segue a Roma. Da qui in poi Magnozzi vivrà tutte le vicende chiave dell’Italia di quegli anni: il referendum con la vittoria della Repubblica, le elezioni del 18 aprile 1948, le lotte di classe. Nel frattempo, il matrimonio con Elena attraversa una serie di problemi. La sua vita difficile passerà da una sconfitta all’altra e anche Silvio per sopravvivere si dovrà piegare al compromesso.

L’italiano medio

Silvio Magnozzi è un italiano medio, ha fatto la Resistenza senza convinzione. Dopo la guerra cerca disperatamente un posto nel mondo. I giornali, il cinema, la scrittura, ma riceve solo porte in faccia. In fondo è un uomo senza qualità, si percepisce migliore di quello che è. Silvio però ha un’unica qualità, quella di essere coerente con i propri ideali. Cerca di non svendersi mentre l’Italia fa di tutto per corromperlo. Silvio vuole pubblicare sulla sua rivista un’inchiesta scottante su un imprenditore potente che possiede giornali, cinema e tv, una figura che sembra anticipare il modello berlusconiano. Questo gli offre dei soldi per non fargli pubblicare l’inchiesta ma Magnozzi rifiuta. Quando però sente la cifra cambia lo sguardo in una delle mitiche espressioni sordiane. La moglie gli consiglia di accettare, aspettano un bambino. Ma Silvio decide di rimanere onesto e pagherà.

La perdita degli ideali

Silvio scopre che le cose sono diverse da quelle che aveva immaginato. Non si riconosce più in questo mondo, i suoi valori sono ormai vecchi. Cerca di riprendere gli studi ma durante un esame disastroso il docente lo rimprovera dicendo “Qui le lotte partigiane non le serviranno a nulla” e lui esplode. Silvio poi cerca di pubblicare il suo romanzo, che gli editori bollano come un libro mediocre perché la sua storia personale non importa a nessuno. Ma lui pensa sia un’urgenza politica raccontare gli anni del Dopoguerra. “C’è un’intera generazione che ignora come sono andati i fatti!”. Ma nessuno ha più voglia di ascoltare, hanno dimenticato tutti cosa fosse la Resistenza e come si sia arrivati a quel finto benessere. Silvio non riesce a stare al passo con i tempi in un’Italia che, a dispetto di quanto sembra, sta cambiando in peggio.

Il simbolo dell’automobile

L’automobile è il simbolo del benessere, di un raggiunto status sociale ma anche del compromesso, della perdita dei propri ideali. Silvio esce dal carcere e trova il suo migliore amico, che è passato dalla parte dei padroni, con una macchina nuova. Poi, ubriaco e deluso dalla moglie che si è rifatta una vita, sputa sulle auto dei ricchi turisti in Versilia. E quando si convince a rinunciare alle proprie idee si presenterà anche lui con tanto di macchina da Elena per darle l’impressione di essere finalmente arrivato. Sul finale quando Silvio viene umiliato dal suo padrone davanti alla moglie, ritrova la dignità compromessa attraverso uno schiaffo liberatorio in una scena storica che è la vera essenza del film. I due così vanno via da questa festa di ricchi e nell’ultima battuta del film il maggiordomo chiede se hanno la macchina: “No, grazie andiamo a piedi”. Rinunciano all’auto e quindi ai compromessi e vanno via a piedi, poveri ma onesti.

Il miglior film di Alberto Sordi

“Una vita difficile” è il miglior film di Alberto Sordi di sempre. Qui interpreta un personaggio in antitesi con le sue consuete caratterizzazioni dell’italiano medio. Mantiene sempre le sue espressioni tipiche ma disegna un personaggio onesto e coerente, comico e commovente. Probabilmente è il ruolo della vita, quello che mostra la sua grandezza di attore a tutto tondo. Silvio Magnozzi è l’opposto di tutto ciò che Sordi ha impersonificato in carriera. L’attore, democristiano anche nella vita, interpreta un ex comunista e ciò rende il film meno politicizzato. Non è un film su una parte politica ma è la lotta di un uomo. Solo lui poteva rendere bene il dubbio di fronte all’offerta di soldi in cambio dei propri ideali. Quando vacilla ci credi. 

Un film sempre attuale

Il film, a differenza di molti dell’epoca, regge ancora oggi. Solo i primi minuti sulla resistenza sono un po’ didascalici. La scena memorabile è quella del pranzo dove Silvio ed Elena sono ospiti di principi, mentre alla radio si annuncia la vittoria della Repubblica sulla Monarchia e la vecchia padrona di casa viene colta da un malore. Nonostante tutti i commensali abbiano abbandonato la tavola, Silvio e la moglie festeggiano e finiscono con calma di mangiare mentre un cameriere sconcertato serve dello champagne. Un capolavoro di regia e scrittura, fatta di sguardi, silenzi e tempi comici. Le facce degli aristocratici sono perfette. Basta questa scena per cogliere la grandezza del film. Dino Risi era nel periodo migliore della sua carriera. Ma la vera mente del film è però Rodolfo Sonego, lo sceneggiatore di fiducia di Sordi insieme al quale ha firmato tra i migliori film della storia del cinema italiano.

Perché è tra i migliori film italiani di sempre ?

“Una vita difficile” racconta pienamente lo spirito dell’Italia. Attraverso la lotta di un uomo parla della difficoltà degli italiani a rimanere integri e fedeli ai propri principi in un paese che fa di tutto per corromperli. Non esiste racconto migliore per capire come è fatto questo paese e come sia difficile rimanere onesti in un paese disonesto. È il più grande racconto sull’essenza degli italiani ed è sempre attuale. Per questi motivi “Una vita difficile” è uno dei migliori film italiani di sempre se non il migliore.

Potrebbe interessarti ancheI 10 migliori film di Alberto Sordi

Se ti è piaciuto l’articolo seguici anche su Instagram per ulteriori curiosità sull’argomento.

Per altri approfondimenti sul cinema continua a seguirci su www.virgo29.it/blog