Nel 2011 ricorreva l’anniversario dei 150 anni dell’Unità d’Italia, una ricorrenza per nulla sentita nel paese, in un momento in cui il distacco tra Nord e Sud continuava ad essere ampio (lo è tuttora). Al governo c’era Berlusconi poco prima degli scandali politici, il Nord era freddo e lontano e Milano aveva ancora la nebbia. Il Sud viveva il suo periodo più buio, Napoli era invasa dalla monnezza e nel periodo post-Gomorra si sparava ancora per strada. Milano non era più la capitale morale del paese e Napoli era considerata il male d’Italia. Non era ancora diffuso il Frecciarossa, la metropolitana d’Italia, che avrebbe reso vicine zone del paese lontanissime. Ma a fine 2010 un film ha, a suo modo, unito l’Italia.

Il successo di Benvenuti al Sud

Il 1 ottobre 2010, pochi giorni dopo una dichiarazione dell’allora ministro Bossi che ripete ancora una volta quanto “sono porci questi romani”, e qualche giorno dopo l’assassinio del sindaco di Pollica, nel Cilento, arriva in sala Benvenuti al Sud. Il clima non era dei migliori per una favola sull’unità nazionale oltre gli stereotipi e i pregiudizi.

E invece, Benvenuti al Sud a sorpresa nel primo week-end incassa quasi 4 milioni scalzando dalla vetta Inception con Di Caprio. Un risultato clamoroso che cresce giorno dopo giorno, con code davanti ai cinema, sale piene in tutta Italia, applausi alla fine del film. Con un incasso di 30 milioni di euro diventa uno dei film italiani più visti di sempre al cinema. Ma mentre i film italiani più visti al cinema sono sempre legati all’exploit di un comico al massimo della popolarità (Benigni, Zalone, Aldo Giovanni e Giacomo, Pieraccioni), la ragione dell’enorme successo di Benvenuti al Sud è da ricercarsi all’interno del film. Bisio, star della tv, fino ad allora non aveva mai brillato al cinema e Siani fuori dalla Campania non lo conosceva nessuno. Cosa ha attirato così tanto il pubblico?

Nord contro Sud

Il film diretto da Luca Miniero è un fedelissimo remake di un film francese del 2008, Giù al Nord di Dany Boon. La storia racconta di Alberto (Claudio Bisio), un responsabile delle poste della Brianza a un passo dal tanto sospirato trasferimento a Milano. Un uomo medio del Nord, un proto-leghista. Quando gli comunicano che la promozione gli è stata revocata per dare precedenza a un collega disabile finge di essere disabile (in un momento molto unpolitically correct). Scoperto, viene punito con un trasferimento in Campania, in un paesino del Cilento.

Un incubo per un lombardo abitudinario e pieno di pregiudizi sul Sud, con una moglie apprensiva e ansiosa. Parte da solo alla volta del Meridione con un giubbotto antiproiettile (in quanti si sarebbero indignati ora sui social?). Viene accolto da Mattia (Alessandro Siani), mammone e immaturo, e la bella Maria (Valentina Lodovini). All’inizio c’è diffidenza ma presto verrà coinvolto dal calore del Sud che è diverso da come se lo immaginava.

Un classico della commedia

Lo schema del film si basa su un classico della commedia, che ritrae due mondi opposti costretti a interagire. Un meccanismo perfetto, ripreso pedissequamente dal film francese, ma innestato con la nostra comicità più popolare.  L’idea di base si adatta perfettamente al nostro paese e alla nostra cultura, infatti la versione italiana fa più ridere di quella francese tanto che sembra questa il remake del film italiano.

Benvenuti al Sud è un film semplice con l’aria delle commedie anni 50, da film di Totò. Il paese in quel momento aveva bisogno di leggerezza, di un film che gli raccontasse che in fondo ci vogliamo tutti bene anche se sappiamo che non è così. Un vero e proprio feel good movie, il cinema popolare nella sua accezione migliore. Diventa istantaneamente un classico del cinema napoletano come “Io speriamo che me la cavo” e “Così parlò Bellavista”, con frasi che rientrano nei modi dire (chi va al sud piange due volte, ve l’aviti mangià, ‘o postamat). Soprattutto rappresenta l’orgoglio di un Sud che dopo anni viene finalmente mostrato per le sue bellezze. Castellabate, fino ad allora sconosciuta per il resto d’Italia, ha avuto dopo il film un boom di visitatori che continua ancora oggi, evidenziando anche l’importanza del cinema per l’economia. 

Bisio e Siani

Claudio Bisio e Alessandro Siani mostrano un’alchimia perfetta, il vero valore aggiunto rispetto all’originale francese. Bisio crea un personaggio a tutto tondo, anche malinconico, portandosi il film sulle spalle e Siani non ha mai più funzionato così al cinema, misurato e divertente. Lodovini interpreta perfettamente la donna meridionale moderna e la Finocchiaro emerge nel suo ruolo tipico di donna milanese snob che può recitare a occhi chiusi. Poi si recupera quella grande tradizione di caratteristi napoletani di tradizione eduardiana che al cinema era andata persa: Nando Paone, Giacomo Rizzo, Nunzia Schiano sono l’architrave del film.

Una nuova commedia italiana

Il successo del film ha impostato l’archetipo di un nuovo tipo di commedia che segnerà il cinema italiano per i successivi dieci anni. A quei tempi l’epoca del cinepanettone era ormai finita, anche perché il paese stesso stava diventando sempre più un cinepanettone. Il pubblico sentiva il bisogno di ridere con leggerezza e senza volgarità. Benvenuti al Sud diventa il capofila di un nuovo tipo di commedia, più garbata, meno legata alle gag e più alla trama. Da quel momento in poi diffondono film ambientati al sud in paesini lontani dalla cattiveria metropolitana e dalla tecnologia, spesso remake di film stranieri. Escono nuovi comici, soprattutto del Sud, Zalone su tutti, Siani, Ficarra e Picone. Ci sono nuovi registi: Luca Miniero, Paolo Genovese, Fausto Brizzi, Massimiliano Bruno. Emerge un nuovo star system della commedia: Bisio, Cortellesi, De Luigi, Giallini, Gassman. Tutto questo nasce da Benvenuti al Sud.

L’Italia dieci anni dopo

Dieci anni dopo l’uscita del film la situazione del paese è cambiata (almeno prima della pandemia). Napoli ritorna ad essere una meta turistica dopo anni. Il lungomare viene pedonalizzato e la città mostra il suo lato accogliente. Diventando anche un set cinematografico a cielo aperto con decine di film e serie tv girate in città. Napoli è ora un brand accattivante, dieci anni fa sembrava impensabile. Anche Milano è profondamente cambiata in dieci anni. Il boom dell’Expo, tra piazza Gae Aulenti e il Bosco verticale l’hanno resa una capitale europea moderna. Una città in continua trasformazione, meta ambita da molti (trasformazione che il sequel “Benvenuti al Nord” non è riuscito a cogliere).

Ora Nord e Sud sono uniti più di prima (la vera città in crisi ora è Roma, i nemici sono gli immigrati). Se oggi il milanese visita Napoli senza pregiudizi è dovuto ad un lungo processo di rebranding napoletano che forse è iniziato con Benvenuti al Sud.

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