Oggi vi parleremo del film di Ivan Silvestrini tratto dall’omonimo fumetto sceneggiato da Roberto Recchioni uscito nelle sale nel 2017 (quasi parallelamente al fumetto edito da Bonelli).

Monolith avrebbe meritato certamente maggiore fortuna. 

Monolith avrebbe meritato certamente maggiore fortuna. Oggi vi forniremo un’accurata recensione del survival-movie di Ivan Silvestrini tratto dall’omonimo fumetto sceneggiato da Roberto Recchioni. Monolith è un progetto finanziato da Sky Cinema e prodotto da Lock and Valentine e, fin dalle prime indiscrezioni, la curiosità è stata grande, con il film che esce nelle sale nel 2017 (quasi parallelamente al fumetto edito da Bonelli).

MonolithLa “ferocia” degli elementi (naturali e tecnologici)

Ai bambini piace giocare con gli smartphone dei genitori; lo sappiamo. Ma cosa si può fare quando il pargolo, involontariamente, attiva la chiusura di tutte le porte e l’interruzione dei vari circuiti mentre mamma scende dalla macchina dopo aver investito un cervo in pieno deserto?

Tentare di scassinare le serrature e infrangere i vetri non serve a nulla. Il sole picchia con cattiveria e cinismo.  Nell’abitacolo la temperatura sale a 45 gradi.  In parallelo, la tua disperazione e il panico crescono in egual misura. Il terrore si materializza negli occhi vedendo il tuo bambino allacciato al seggiolino come prigioniero di catene che non possono essere spezzate e lo smartphone – la causa e la soluzione di ogni guaio – caduto in terra e divenuto irraggiungibile.

E proprio in questo momento, quando il bambino perde i sensi per il caldo e la disidratazione, ti rendi contro che la battaglia per la tua e la sua sopravvivenza ha appena avuto inizio.

Monolith: un confronto interiore in cui tecnologia e natura selvaggia fanno da viatico

La trama, se vogliamo, prende chiaramente spunto dai fin troppo numerosi episodi di cronaca che vedono “distratti” genitori dimenticarsi dei propri figli all’interno della propria vettura. Cosa rende, allora, Monolith così interessante? Certamente il percorso compiuto dalla protagonista: una giovane madre, ex pop star affossata dai rimpianti e in viaggio per la California in compagnia del figlio piccolo e senza il licenzioso marito.

La donna, alla guida di una supercar ipertecnologica e futuristicamente ipersicura, scopre a sue spese cosa voglia dire avere problemi con quella che viene definita dal suo progettista come l’auto più sicura al mondo e in grado di proteggere i suoi occupanti da qualsiasi minaccia.  Quest’opera, seppure simile a una delle tante storie proposte dalla serie “Black Mirror”, riesce a coinvolgere lo spettatore e ha regalargli il giusto livello di tensione che ci si aspetta da un survival-movie.

La curiosità rimane alta fino alla fine e, anche se gli amanti del genere possono sicuramente aver rivisto qualche rimando al film “Gujo”, del 1983 diretto da Lewis Teague e tratto dall’omonimo romanzo di Stephen King, la conclusione rende Monolith un film da vedere; esorcizzando nel modo giusto – forse –  anche la psicosi da abbandono di bambino in auto che, negli ultimi anni, ha caratterizzato con forza il Belpaese.

Monolith

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