Il film di Checco Zalone era il più atteso dell’anno. Quello su cui come sempre si concentrano tutte le speranze del cinema italiano. L’unico in grado di salvare le casse dei nostri cinema. Ma perchè Tolo tolo ha incassato meno del previsto ?

Tolo tolo esce il 1 gennaio 2020 e inizia il suo percorso alla grande infrangendo ogni record. Solo nel primo giorno incassa 12 milioni. Una cifra sensazionale. Alla fine della sua corsa il film arriva ad un totale di 46 milioni. Lontano dai 65 milioni di “Quo vado” (2016). Poco meno dei 51 di “Sole a catinelle” (2015) e poco più dei 43 milioni del suo secondo film “Che bella giornata” (2011). Stiamo parlando di cifre astronomiche, non si può certo parlare di flop. Tolo tolo è tra i film più visti di sempre in Italia. Difficilmente si potranno superare questi numeri prossimamente. Ma la pellicola ha comunque incassato 15 milioni in meno del film precedente, quindi una riflessione va fatta. Il passaparola negativo ha sgonfiato il film. Il popolo si è diviso, da una parte ci sono quelli a cui il film non ha fatto ridere, che si sono annoiati, dall’altra quelli che lo difendono a spada tratta e dicono che sia un capolavoro. Destra contro sinistra (ma esistono ancora)? Élite contro popolo? Cosa è successo?

Il qualunquismo di Checco Zalone

Zalone negli anni è stato accusato di non prendere posizione, di essere ambiguo nella sua comicità, di fare satira sulla pancia del nostro paese ma allo stesso tempo di occhieggiarla. In parte può essere vero. Nei suoi film ad esempio critica i leghisti ma dipinge il meridionale come lo vedono i peggiori leghisti, fa una canzone contro l’omofobia ma rappresenta gli omossessuali come macchiette da film anni 70. Tutti pensano che stia ridendo dell’altro e nessuno si sente chiamato in causa. Ognuno esce dal cinema convinto delle proprie idee. Il meccanismo fino ad ora ha funzionato alla perfezione. Così come l’alternanza tra alto e basso. Un po’ di satira sociale per il pubblico che ha bisogno di sentirsi intelligente alternata a gag da cinepanettone (la pippa alla mucca in Quo vado, un finto pompino in Sole a catinelle). Perché in fondo il pubblico, per quanto voglia sentirsi intelligente, ride sempre per le stesse cose dei cinepanettoni. Solo che ora ha vergogna di ammetterlo.

Zalone e i migranti

Zalone, per il suo primo film da regista, quindi ha deciso di alzare l’asticella e di trattare con coraggio il tema più divisivo degli ultimi anni: i migranti. Un tema al centro della cronaca nel periodo pre-pandemia, in un clima di scontro politico violento. Sembra un secolo ma si tratta solo di pochi mesi fa. In questo film Zalone prende posizione e quindi ne paga le conseguenze. La canzoncina Immigrato lanciata come unica promozione per il film ha tratto in inganno, ha fatto incazzare la sinistra e divertire Salvini ma dopo l’uscita del film si è incazzata Casapound e si è divertita l’intellighenzia di sinistra. Guardando Tolo tolo è evidente che il comico non sta dalla parte di Salvini come è evidente che la maggior parte del paese sta ancora dalla parte di Salvini. Quindi Checco, nato per unire il popolo, ora divide.

La maschera Zalone

Ma perché il film non è piaciuto come i precedenti ? Prima di tutto Checco Zalone è una maschera, un fumetto, un misto tra Borat e Homer Simpson, non cambia mai, non impara nulla ed è sempre uguale a sé stesso. Non essendo reale, la maschera ha bisogno attorno a sé di un contesto surreale che ne regga la carica grottesca tipo Fantozzi. Fino ad ora ha funzionato inserire Zalone all’interno di un contesto reale che diventava grottesco. Invece mettere Zalone nella guerra tra le bombe e le persone che affogano in mare non funziona, ci sembra irrispettoso. Le gag non vanno a segno. Forse siamo stati invasi ogni giorno da queste immagini. È tutto troppo realistico per riderne. Ad esempio “Il primo Natale” di Ficarra e Picone, seppur non riuscito, ha raccontato lo stesso tema ma sotto forma di innocua fiaba natalizia, parlandone in maniera indiretta. Infatti il pubblico ha apprezzato.

I problemi di sceneggiatura e regia

Il vero problema però è che il film non fa molto ridere. Sicuramente si ride di più delle recenti commedie italiane ma al di sotto della media zaloniana. Soprattutto è scritto molto male. Nonostante la presenza di Paolo Virzì in sceneggiatura che dovrebbe alzare la qualità, essa sembra più sgangherata del solito. Una serie di scene affastellate tra di loro. Non è chiaro cosa debba fare Zalone nel film, ci sono personaggi che entrano ed escono senza motivo (che fine fa la ragazza nera di cui si innamora?). Si vede anche Barbara Bouchet per pochi secondi senza alcun senso. E le canzoni, suo fiore all’occhiello, non sono divertenti e neanche si sentono bene. Poi ci sono anche dei problemi di montaggio. Si nota la mancanza del suo regista e sceneggiatore di fiducia Gennaro Nunziante.

Zalone e la critica

Forse Zalone voleva compiacere la critica, che comunque dopo un’iniziale diffidenza è sempre stata dalla sua parte, ma cosi  facendo ha perso una parte di pubblico, quello più popolare. Ad esempio le citazioni alte di Bertolucci o di Spielberg non arrivano e la sala non ride. Non a caso, la trovata migliore del film, l’ascesa di un simil Di maio, sembra venire direttamente da “Quo vado”, è più nello stile di Zalone. E’ evidentemente un passo falso ma si tratta comunque del nostro comico più amato. Nella peggiore delle ipotesi, il suo prossimo film arriverà come minimo a 30 milioni. La critica lo ha difeso ma Tolo tolo non è un bel film. Si tratta di un’opera di transizione, ora starà a Zalone decidere che fare. Se avrà il coraggio di proseguire su questa strada, comunque interessante, magari con più forza e autorialità o ritornerà a fare la parodia del neomelodico in un nuovo “Cado dalle nubi”. Io dico la seconda opzione.

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