Sulle polemiche per “Lockdown all’italiana” e del perché possiamo e dobbiamo ridere di tutto, anche se a far ridere è la gente che non ci piace

È bastata solo la locandina e nient’altro. Non un trailer, una sinossi, delle foto. È bastato un poster con il titolo a scatenare l’indignazione di Internet (quante indignazioni al giorno ci sono sui social? Ormai non si riesce a starne dietro). Parliamo della commedia italiana sulla pandemia e sui mesi del confinamento, che si intitola Lockdown all’italiana”, scritta e diretta da Enrico Vanzina, al suo esordio nella regia, dopo la scomparsa di suo fratello Carlo.

Lockdown all’italiana sarà nei cinema italiani a partire dal prossimo 15 ottobre, distribuito da Medusa, e racconta la storia di due coppie in crisi, costrette a rimanere insieme chiuse in casa, a causa del lockdown avvenuto nei mesi scorsi. Protagonisti del film sono Ezio Greggio, Paola Minaccioni, Martina Stella e Ricky Memphis. Nel poster si vede Ezio Greggio in mutande, Martina Stella discinta che fa palestra, Memphis che cura le piante e tante emoticon con le mascherine. I social non si sono fatti scappare l’occasione per l’ennesima polemica. “È una vergogna, fare un film su una tragedia” Si parla addirittura di boicottaggio e i social Medusa sono stati invasi da commenti negativi.

Ora che quelli di Twitter non vadano a vedere un film di Vanzina non pare un problema, non è quello il target. Poi si sa quanta rilevanza abbiano i boicottaggi che partono dai social. Ma la discussione è più ampia. Si dice che un prodotto del genere, realizzato in così poco tempo, non abbia rispetto per le persone morte a causa del covid. Si sta forse sopravvalutando l’impatto di una commedia probabilmente brutta, poco divertente ma che non farà danni a nessuno.

Il lato comico della tragedia

Questa pandemia è stata un evento globale, non solo italiano, che ha interessato tutto il mondo e ha sconvolto le nostre vite. Come qualsiasi tragedia globale porta dietro con sé morte, paura ma anche risate, commozione, nostalgia. E ognuno, per quanto impaurito e rispettoso delle morti, l’ha vissuta in maniera diversa. Si pensi che già tra Nord e Sud c’è stata una diversa percezione del lockdown.

Durante i periodi della pandemia gli italiani hanno cantato al balcone, hanno fatto le pizze, le videochiamate con gli amici, probabilmente avranno visto anche dei film comici. Le bare di Bergamo hanno scosso tutti ma non hanno impedito che il giorno stesso si videochiamassero gli amici alle 18. Quelli che “non c’è rispetto per i morti” sono gli stessi che pubblicavano le loro foto durante gli aperispritz su skype,che facevano i meme su conte e che hanno condiviso ogni secondo della loro quarantena su Instagram.

Per mesi abbiamo tutti ironizzato sul lockdown, sui kg in più, sui runner e su De Luca. La risata ci ha aiutato ad esorcizzare la paura. Quindi perché proprio Vanzina non dovrebbe farlo? Alcuni hanno fatto le stories in Sardegna con “Non c’è ne coviddi” e ora non si può fare una commedia su questo? Ma chi ha postato le foto delle vacanze ha pensato al rispetto dei morti? Mentre noi vivevamo tutto questo, Vanzina ha fatto quello che sa fare da anni, ci ha scritto un film.

Il pregiudizio sulla commedia

In effetti è un po’ presto, non c’è dubbio. L’equazione Tragedia + Tempo è sempre giusta. Ma all’interno della tragedia c’è sempre un lato comico. Una commedia su una coppia in crisi costretta a restare in casa l’hanno pensata tutti e Vanzina ci è solo arrivato prima degli altri.

Ma la vera indignazione è che a fare questo film sia Enrico Vanzina. Che vergogna! Il re del cinepanettone e della commedia volgare. A parte che i Vanzina, non c’è neanche più bisogno di dirlo, hanno raccontato questo paese meglio di tanti autori blasonati. Chi doveva raccontare questo momento in maniera comica in un periodo in cui le sale sono vuote. Zalone? Che fa un film ogni tre anni e il prossimo chissà quando arriverà. Ficarra e Picone? Virzì? Nessuno si sarebbe sporcato le mani. Figuriamoci i grandi autori. Un instant movie su questo solo Vanzina poteva farlo.

Ma poi perché Vanzina è fuori luogo e irrispettoso ma i pamphlet dolenti di Paolo Giordano ad un mese dal lockdown e i corti di Netflix dei registi pluripremiati sono accettati senza problemi? Siamo sempre lì, al pregiudizio verso la commedia popolare da parte della bolla. Se piaci al popolo fai schifo.

Non dimentichiamo che la commedia all’italiana ha sempre raccontato il dramma. La grande guerra parla della prima mondiale con due comici come Gassman e Sordi e anche lì ci fu indignazione. Ma ai tempi non c’erano i social c’erano solo i democristiani. Per non parlare de La vita è bella con l’Olocausto. Che se fosse uscito ora Benigni finirebbe fucilato prima della fine del film. E’ evidente che Lockdown all’italiana non sarà un capolavoro, non farà ridere e sarà sciatto come l’ultima produzione vanziniana. Si dice sempre che la commedia italiana attuale sia lontana dalla realtà ma poi la si rifiuta quando racconta della realtà a suo modo.

La bolla e la puzza sotto il naso

E come sempre sui social per screditare un prodotto popolare si cita Boris. Le gif di Boris, i meme di Boris come simbolo della qualità contro la volgarità del popolo bue. Già sono state rifatte le locandine con le facce degli attori di Boris e le citazioni della locura, delle attrici cagne, della monnezza e del paese di merda.

Ovvio che Boris ci fa ridere ed è la cosa migliore mai vista in tv. Ma Boris, in un contesto di critica metatestuale non fa altro che usare i stessi artifici comici vanziniani per suscitare la risata. Si ride di Boris per le stesse cose per cui il popolo bue ride dei film dei Vanzina. Il turpiloquio, l’offesa, il bucio di culo. Boris ci fa sentire colti e intelligenti contro questo paese schifoso ma alla fine si ride per Pannofino che caca sulla tazza del cesso e manda affanculo i tedeschi. Ovvio che c’è un abisso tra Boris e i Vanzina ma il modo per suscitare la risata di pancia è sempre lo stesso.

Ma poi quelli che che “i Vanzina sono la rovina di questo paese” sono quelli che non hanno mai visto un film di Vanzina e sono gli stessi che commentano Temptation island, il Gf vip e postano le gif di Trash italiano, ma sempre in maniera ironica ovviamente. Ed è’ legittimo, ma non vedo perché la gente non possa ridere con i film trash, senza troppi retropensieri e senza mettere tutto tra virgolette.

Probabilmente questo Lockdown all’italiana non incasserà una lira (il pubblico non ama più questi prodotti, i cinema sono vuoti per Tenet figurati per il povero Vanzina), e l’indignazione social passerà perché arriverà qualcos’altro ad indignarci. Bisognerebbe comprendere che non è una colpa ridere di ciò che è successo, si può ridere di tutto, anche se a farlo è la gente che non ci piace.

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