Mario Monicelli è uno dei più importanti registi italiani di sempre. Insieme a Dino Risi ed Ettore Scola è stato l’esponente più noto della commedia all’italiana. Forse il migliore, sicuramente il più prolifico. Candidato per sei volte al Premio Oscar, vincitore di numerosi premi, nel 1991 ricevette il Leone d’oro alla carriera alla Mostra del cinema di Venezia. A 10 anni dalla sua scomparsa scopriamo i migliori film di Mario Monicelli

On the Set of “Camera D’Albergo”…1981 — On the Set of “Camera D’Albergo” — Image by Cat’s Collection/Corbis

I migliori film di Mario Monicelli

Mario Monicelli è stato il re della commedia all’italiana. Un filone cinematografico sorto in Italia nel corso degli anni 50 e sviluppatosi negli anni 60 e 70. Un tipo di commedia tipicamente italiana, esportata all’estero, che tratta argomenti drammatici in termini comici e divertenti. Con i film di Monicelli inizia un’epoca di opere popolari ma colte, che parlavano al grande pubblico e raccontavano il paese in maniera critica, senza retorica ma soprattutto con grande ironia. I film di Monicelli hanno fatto la storia del cinema italiano entrando nel nostro immaginario e valorizzando i nostri migliori attori di sempre: Totò, Sordi, Gassman, Tognazzi, Monica Vitti. Di seguito i 12 migliori film di Mario Monicelli.

Guardie e ladri (1951)

Durante il secondo dopoguerra, la guardia Aldo Fabrizi deve catturare il ladro Totò, pena la perdita del posto. Dopo vari inseguimenti, i due finiscono per diventare amici e scoprirsi più simili di quanto immaginano. Sullo sfondo un’Italia povera e marginale. Girato in coppia con Steno, un film ponte tra il neorealismo e la commedia all’italiana. Per molti il miglior film di Totò, per la prima volta una sua interpretazione ebbe considerazione critica e qualche premio. L’opera ebbe problemi di censura perché un rappresentante dello stato veniva messo sullo stesso piano di un ladro.

I soliti ignoti (1958)

I soliti ignoti

Un gruppo di ladri scalcagnati cerca di realizzare un colpo che dovrebbe cambiare la loro vita ma falliscono. Capostipite della commedia all’italiana, è il film che rivoluziona il cinema italiano. Un film di rapina ma all’italiana, con dei poveracci che finiranno a rubare una pasta e fagioli. Cast eccellente con Mastroianni, Claudia Cardinale e un Gassman per la prima volta in un ruolo comico e che da qui diventerà un re della commedia. Piccolo ruolo per Totò, ma il suo ladro esperto resta nella storia. Ha avuto vari remake in America ed è stato candidato all’ Oscar come miglior film straniero.

La grande guerra (1959)

Il romano Alberto Sordi e il milanese Vittorio Gassman si ritrovano contro la loro volontà al fronte durante la Prima guerra mondiale. Un kolossal italiano sulla guerra, ma sotto forma di commedia, che mette a bando l’epica e la retorica raccontando gli italiani come vigliacchi e fifoni. Ma alla fine i due si ribelleranno con un atto di dignità. Gassman e Sordi in un duetto memorabile, comici e drammatici. Un capolavoro che mette in scena la vera faccia della guerra e per questo fu molto criticato. Leone d’oro al Festival di Venezia e candidatura all’Oscar come miglior film straniero.

I compagni (1963)

La vita e le difficili conquiste degli operai di una fabbrica nella Torino di fine Ottocento, con dei  lavoratori sfruttati dai padroni. Marcello Mastroianni è il leader sindacale. Un film politico sulla lotta di classe in una delle epoche meno rappresentate al cinema. Un Monicelli più drammatico del solito ma senza rinunciare all’ironia. Il film non ebbe un grande successo di pubblico ma è tra i migliori film di Mario Monicelli. Candidato all’Oscar come miglior sceneggiatura.

L’armata Brancaleone (1966)

Brancaleone da Norcia è a capo di una compagnia sgangherata che cerca di compiere una grande impresa, fallendola miseramente. Rilettura del Medioevo in chiave grottesca in un film mitico. Un road movie originale per contenuti, dialoghi e linguaggio. Monicelli e gli sceneggiatori inventano una lingua ex novo, un misto tra italiano, latino e dialetti vari. Ruolo perfetto per Gassman che sfoggia tutta la sua teatralità. Un titolo che è diventato un modo di dire per rappresentare una banda scalcagnata senza una meta.

La ragazza con la pistola (1968)

Monica Vitti è la giovane Assunta Patanè, sedotta e poi scaricata da un uomo. Costretta a riparare al torto subito, lo seguirà fino in Inghilterra dove potrà diventare una donna indipendente. Il film che consacrò Monica Vitti come attrice comica dopo le esperienze drammatiche con Antonioni, diventando la nostra miglior attrice comica di sempre. Una storia di femminismo contro una mentalità retrograda in un periodo di grandi cambiamenti. Uno dei pochi di Monicelli in cui la protagonista è una donna. Candidato all’Oscar come miglior film straniero.

Romanzo popolare (1974)

Ugo Tognazzi è un operaio dell’hinterland milanese che sposa Ornella Muti, giovane e bella ragazza meridionale. Ma lei conosce il giovane poliziotto Michele Placido e se ne innamora. Una storia di sentimenti e di tradimenti però ambientato tra gli operai e le fabbriche. Un film sull’emancipazione nei rapporti tra uomo e la donna e la fine del maschilismo. Forse il miglior ruolo di sempre per Tognazzi, un uomo che non vuole invecchiare, malinconico e disilluso. Perfetta la descrizione della Milano periferica e nebbiosa degli anni 70.

Amici miei (1975)

Un gruppo di professionisti cinquantenni (Tognazzi, Moschin, Noiret, Celi, Del Prete), amici da sempre, passano la vita a fare scherzi al prossimo per combattere la vecchiaia e la morte. Un vero classico, un caposaldo della commedia italiana. Uno dei film più noti e citati della storia del cinema italiano. Con scene culto come gli schiaffi della stazione e parole entrate nel lessico comune (la supercazzola, le zingarate). Un film esilarante e amaro sullo sfondo di una Firenze nebbiosa. Campione d’incassi e seguito da altri due film.

Un borghese piccolo piccolo (1977)

Alberto Sordi è un impiegato che, per vendicare il figlio morto durante una rapina, diventa un aguzzino. La commedia all’italiana sta finendo, sono arrivati i plumbei anni 70 e si tinge di nero. Un Sordi mai così intenso interpreta il consueto personaggio di italiano medio ma in chiave inquietante. Ci mostra cosa si cela dietro il perbenismo dell’uomo medio, non più quello simpatico degli anni 60, ma più incattivito. E’ il film che segna la fine della commedia all’italiana che vira verso il drammatico.

Il marchese del grillo (1981)

Nella Roma papalina d’inizio ‘800 il marchese Onofrio del Grillo passa il tempo a fare burle. Film totalmente costruito sulla maschera di Sordi. E’ la sua ultima grande interpretazione che qui si sdoppia anche nel ruolo del popolano Gasperino il carbonaro. Enorme successo di pubblico ma non molto amato dalla critica. Un altro punto di vista sulla storia rivisitata in chiave dissacrante. Una metafora sul potere con scene e modi di dire entrati nell’immaginario (io so io e voi non siete un cazzo). Monicelli vince come miglior regia al Festival di Berlino

Speriamo che sia femmina (1986)

Una donna vive in un casale toscano con le figlie e il vecchio zio. Delusa dagli uomini, formerà una piccola comunità tutta al femminile. Da sempre considerato un regista che racconta storie di uomini, Monicelli realizza un’opera sulla superiorità della donna. Un film malinconico su una famiglia matriarcale in cui gli uomini sono figure di sfondo, inetti e cialtroni. Cast internazionale e di livello (Liv Ullmann, Catherine Deneuve, Stefania Sandrelli, Bernard Blier, Philippe Noiret). Un Monicelli meno cinico e più sentimentale del solito. Grande successo di pubblico e di critica, vinse tutti i premi dell’anno.

Parenti serpenti (1991)

In una provincia del Sud una famiglia numerosa si riunisce per Natale. Va tutto bene fino a quando i due genitori anziani chiedono a figli e relative famiglie di ospitarli. Nessuno di loro li vorrà, fino ad un tragico finale. Opera dall’impostazione teatrale con un cast di attori poco conosciuti. All’uscita venne considerato un film minore ma è diventato un cult con i vari passaggi televisivi. Dialoghi realistici e perfetti che svelano l’ipocrisia della famiglia italiana capace di mostrare la sua faccia feroce. Un film cinico ai massimi livelli contro la retorica della famiglia.

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