Pierfrancesco Favino è il miglior attore italiano del momento. È il volto simbolo del cinema italiano degli ultimi anni, forse il più riconoscibile dal grande pubblico.

Il percorso artistico di Pierfrancesco Favino è stato all’insegna del miglioramento costante, con una lenta ascesa al successo. All’inizio in piccoli ruoli, poi lentamente il suo nome emerge da protagonista. Ma è stato realmente valorizzato dal cinema d’autore solo negli ultimi due anni. È un artista poliedrico e versatile, infatti non disdegna di cambiare registro. Al Festival di Sanremo si è dimostrato uno showman completo. Ha poi interpretato anche commedie popolari e le fiction agiografiche di Rai 1. È un attore capace di una capacità trasformistica che in pochi hanno, entrando nei personaggi fino in fondo. Ha collezionato negli anni numerosi premi. Solo nell’ultimo anno ha vinto due Nastri d’argento, un David di Donatello e la Coppa Volpi al Festival di Venezia. Favino è anche uno dei pochi attori che ha preso parte a produzioni cinematografiche e televisive internazionali, lavorando con registi come Ron Howard e Spike Lee. Di seguito i 10 migliori film di Pierfrancesco Favino.

Romanzo criminale (2005) di Michele Placido

La storia della banda della Magliana che è diventata ormai un brand. In un cast all star: Rossi Stuart, Accorsi, Santamaria, emerge prepotentemente Favino. Il suo Libanese non si dimentica facilmente, il più carismatico del gruppo ma anche il più fragile, ne mette in luce la sua voglia di rivalsa ma anche la sua insicurezza. Favino qui esplode definitivamente, vincendo molti premi. 

Saturno contro (2007) di Ferzan Ozpetek

In questo melodramma corale tipicamente alla Ozpetek, Pierfrancesco Favino è uno scrittore omosessuale che perde il suo compagno. L’attore ne fa un’interpretazione sottotraccia, con un dramma interiore sofferto e lancinante che esplode in un finale liberatorio. Un ruolo diverso dal solito, con nuove sfumature che lui interpreta egregiamente. 

Baciami ancora (2010) di Gabriele Muccino

Ritorna, dieci anni dopo, il gruppo di amici invecchiati e con nuovi problemi. Muccino è il regista che l’ha scoperto. Ne L’ultimo bacio Favino aveva un piccolo ruolo. Nel sequel guadagna più spazio e sovrasta l’intero cast. Stavolta è un uomo lasciato dalla moglie, a cui crollano le certezze. Favino ne mostra la perdita di lucidità in maniera ironica e grottesca. 

ACAB – All cops are bastards (2012) di Stefano Sollima

Film sulla celere che non giudica e ce la mostra in tutta la sua ambiguità. L’attore qui è Cobra, un poliziotto feroce ma con le sue debolezze. Pierfrancesco Favino ne fa un animale indifeso, ne mostra la sua ferocia ma senza alcun giudizio morale. La sua difesa in tribunale con la voce spezzata è un momento che resta. 

Romanzo di una strage (2012) di Marco Tullio Giordana

Il film narra le conseguenze della bomba esplosa alla Banca Nazionale dell’Agricoltura di Piazza Fontana a Milano. Una delle pagine più nere del nostro paese. Favino interpreta l’anarchico Pinelli, con un perfetto accento milanese, mettendo in scena la paura e l’orgoglio di un uomo ingiustamente accusato. E anche stavolta vince tutti i premi. 

Suburra (2015) di Stefano Sollima

Un’odissea dentro il malaffare romano e degli intrecci tra politica, mafia e chiesa. Pierfrancesco Favino è un parlamentare corrotto e ipocrita, dedito al sesso e alla droga. Un uomo senza morale invischiato nella criminalità. Favino lo rende un personaggio patetico e laido, con dei modi di fare che assomigliano a molti dei nostri politici. 

Moschettieri del re (2018) di Giovanni Veronesi

Rivisitazione dei tre moschettieri e Favino non poteva che essere D’Artagnan. Si sa che è anche un attore brillante con notevoli tempi comici e qui lo dimostra pienamente. Per il suo personaggio ingenuo e sognatore si inventa una nuova lingua, un grammelot franco-italiano pieno di strafalcioni. Il risultato è esilarante.

A casa tutti bene (2018) di Gabriele Muccino

Ritorna con Muccino in uno dei suoi drammi corali sulle famiglie impazzite. In un cast pieno di attori, il protagonista è lui. Favino interpreta un uomo oppresso da una moglie isterica e tentato dalla sua ex. Un uomo poco coraggioso, incapace di scegliere e di prendersi le sue responsabilità. Da antologia le litigate in pieno stile mucciniano. 

Il traditore (2019) di Marco Bellocchio

Nel mettere in scena Tommaso Buscetta, il più famoso pentito di mafia, Favino fa un miracolo. Riprende perfettamente la sua parlata, un siciliano vero non stereotipato, i gesti e la camminata. Basti vedere le scene in tribunale. Ne mostra poi l’evoluzione negli anni e la sua vita da sopravvissuto. Confermando così il suo straordinario mimetismo e vincendo tutti i premi possibili.

Hammamet (2020) di Gianni Amelio

Qui Favino si supera. Interpretando Bettino Craxi si fa fatica a riconoscerlo. Una vera e propria trasfigurazione, una reincarnazione. Un lavoro mimetico sulla voce e sul corpo. E’ un Craxi anziano, un uomo disilluso ma orgoglioso, ormai dimenticato da tutti. Un’interpretazione che resta nella storia del cinema italiano, nonché per ora la sua migliore interpretazione. 

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